Il Tirreno

Grosseto

Ars: «Mercurio e tallio nel sangue Nessun effetto diretto sulla salute»

di Fiora Bonelli
Ars: «Mercurio e tallio nel sangue Nessun effetto diretto sulla salute»

L’agenzia regionale di sanità interpreta i primi dati emersi dall’indagine InVetta e stoppa l’allarme La presenza di metalli indicherebbe solo che ci sono fattori di esposizione. Il monitoraggio continua

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ARCIDOSSO. Dopo gli allarmi suonati dai comitati antigeotermici che sostengono che nei dati emersi dall’indagine InVetta c’è «la prova che i metalli rilevati in eccesso nel sangue degli amiatini sono dovuti allo sfruttamento geotermico», arrivano altri chiarimenti dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana, che cura il monitoraggio.

«La presenza diffusa di metalli in una zona mineraria come quella dell’Amiata – osserva Fabio Voller di Ars Toscana – è un fenomeno noto, emerso da precedenti studi», piuttosto «è necessario – dice – fare chiarezza su qual è l’interpretazione dei dati finora raccolti».

Sono 1.065 le persone che hanno aderito allo studio InVetta, di cui 992 (93, 1%) hanno completato tutte le analisi previste; 629 persone (59%) si sono candidate volontariamente. Si è evidenziata la presenza di alcuni metalli, in particolare tallio e mercurio nel sangue. Per questi due metalli, il 30% del campione analizzato supera la soglia di riferimento in una popolazione non esposta per motivi professionali. «Questa soglia – dice Voller – non è un valore direttamente collegato ad effetti immediati sulla salute, ma rappresenta un’indicazione dell’esistenza di uno o più fattori di esposizione. È stato ritenuto opportuno ripetere il prelievo a 15 partecipanti per il tallio e a 7 per il mercurio nel sangue: per valutare più approfonditamente valori che sembravano anomali; per la gran parte di queste persone la ripetizione del prelievo ha determinato una situazione di rientro in valori più accettabili».

Il mercurio era presenza attesa, il tallio no: «Dalle prime analisi, sono stati fatti controlli su campioni di acqua, lungo la rete dell’acquedotto e ai rubinetti, per escludere l’acqua potabile come principale sorgente di esposizione» avverte Voller. Che precisa inoltre che «quella presentata è una panoramica parziale dei risultati dello studio InVetta; la raccolta dei campioni è tuttora in corso, e probabilmente – aggiunge – continuerà per tutto il 2018; da giugno inizierà anche la fase di raccolta dei “campioni di controllo”, cioè dei residenti in altri comuni della zona non interessati dalle attività geotermiche. I dati presentati sono parziali anche perché, a parte l’abitudine al fumo, nell’analisi non si è ancora potuto tener conto della notevole quantità di informazioni raccolte mediante il questionario. E ad oggi non sono stati ancora analizzati nemmeno i dati sulle spirometrie».

Voller precisa che lo studio «utilizza metodologie di raccolta e analisi dei dati che rappresentano un salto di qualità rispetto a quanto era stato fatto nel 2010. Quel metodo – dice – era debole da un punto di vista scientifico, mettendo in correlazione dati ambientali e sanitari medi aggregati a livello comunale, sistemi che non possono essere utilizzati per spiegare relazioni causa-effetto, nel nostro caso metalli-salute. E proprio perché lo studio Cnr/Ars aveva comunque mostrato un quadro epidemiologico nell’area amiatina sfavorevole rispetto alla media regionale, è stato deciso di avviare lo studio InVetta. In questo progetto, a differenza di quanto fatto nel 2010, i livelli di metalli si misurano nel sangue e nelle urine; si valuta la funzionalità renale e viene fatto un esame spirometrico, ogni persona è localizzata sul territorio e si può stimare con più precisione il livello di esposizione alle emissioni delle centrali».

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