Il Tirreno

Grosseto

Volo con Berna «Macché svolta È una chance»

di Gabriele Baldanzi
Volo con Berna «Macché svolta È una chance»

Parla Aureli che progettò il piano dello scalo «Troppe promesse poi svanite, ormai è tardi»

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GROSSETO . L’architetto Roberto Aureli, progettista del master plan dell’aeroporto civile di Grosseto del 1991, docente al liceo scientifico Marconi, è abituato a cantare fuori dal coro ad andare controcorrente, a usare la provocazione per innescare riflessioni e dibattiti. Lo scalo grossetano è tornato al centro delle cronache per l’inaugurazione del collegamento con Berna, e Il Tirreno allora gli ha chiesto cosa ne pensa.

Abbiamo un volo di linea Grosseto-Berna, per tre giorni a settimana, da maggio a ottobre: è una svolta?

«Non scherziamo. Non ricominciamo con questa boutade della svolta. È un’opportunità colta, dopo tante occasioni perse. E Skywork (la compagnia di volo, ndr) ha scelto Grosseto per completare i voli sull’Elba. Punto. Si sta vendendo carta gialla per oro».

Lei è stato sempre critico nei confronti di Seam, dai tempi di Gennari. Poi ha attaccato Alessandri, Rattazzi, infine il management attuale. Perché?

«Io non personalizzo, piuttosto guardo i numeri. E soprattutto ho buona memoria. Nel confronto con il passato i passeggeri che conta oggi l’aeroporto di Grosseto sono una cifra ridicola. Quando lo scalo lo gestiva Actis di Roma, negli anni Settanta, superava i 20mila passeggeri».

Ci rinfresca la memoria?

«Plaudire al “primo volo di linea” è una vera e propria bufala. Negli anni Settanta, con meno della metà del traffico aereo odierno, la Maremma contava un volo di linea estivo giornaliero Milano-Grosseto-Roma, con aerei Yak 40, oltre a tre voli settimanali, programmati da aprile a novembre (l’auspicata stagione lunga), con tre Caravelle della Sterling. Quando la politica e i giornali esaltano il rilancio dell’aeroporto di Grosseto e suscitano il sorriso di chi conosce la storia della città».

Prima ha parlato di occasioni perse: quali intende?

«Intanto ne dico due o tre: la proposta Impresit dopo l’approvazione da parte dell’Aviazione Militare e dell’Enac del Piano di sviluppo aeroportuale; poi il Giubileo 2000 con la gestione Gs Aviation. Infine l’allontanamento di Ryanair. Per dire: uno studio del Cirsta del 1988, in cui si dettagliavano i flussi previsionali di Grosseto, stimava per il nostro scalo centomila passeggeri nel 2000, facendo semplicemente ciò che era previsto nel successivo master plan».

Ma non è stata sempre l’aeronautica militare a mettere dei paletti? Grosseto è prima di tutto una base militare.

«Questa è una foglia di fico, il classico bruscolo che nasconde il trave. Ogni tanto, negli anni, torna fuori questa storia che il mancato sviluppo dell’aeroporto è da attribuire alle blisse messe a suo tempo sulla pista. Bisognerebbe anche spiegare che le due corde in acciaio sono messe 300 metri all’inizio e alla fine della pista principale, che da 3. 000 metri riduce la sua lunghezza a 2. 400 metri, ben maggiore della lunghezza della pista di Firenze (1. 700 metri), che fa 2 milioni di passeggeri all’anno. Quindi, non ci prendiamo in giro. Piuttosto ricordiamo le vacue promesse che ci ha fatto la politica negli ultimi venti anni».

Ma adesso si possono recuperare posizioni?

«È complicato, perché nel trasporto aereo non vale il detto che non è mai troppo tardi. Per Grosseto è tardissimo. I bacini di traffico degli aeroporti hanno tempi lunghi di gestazione e quando le compagnie trovano risposte adeguate è difficile modificare certi rapporti di forza, certe dinamiche. Pisa conta oltre 4 milioni di passeggeri l’anno, Firenze circa 2 milioni e Grosseto quasi nessuno. Ripeto: negli ultimi venti anni la classe politica grossetana ha sacrificato un tassello fondamentale del rilancio turistico per ambizioni personali ed equilibri di parte. Paghiamo questo».

Con il Galilei di Pisa che ormai gira a mille secondo lei converrebbe dunque puntare sui treni veloci da e verso la Maremma?

«Mi fa venire in mente l’assessore regionale Ghiandelli, quando nel 1994 dichiarò che Grosseto, 140 Km da Pisa, non poteva svilupparsi proprio per non danneggiare Pisa. Ovviamente non mi riconoscevo e non mi riconosco nelle dichiarazioni di Ghiandelli, ma almeno fu chiaro e onesto. Oggi certi politici ci prendono anche in giro con slogan del tipo “svolta epocale”, “rilancio”. Comunque l’unica reazione locale a quella dichiarazione fu dell’ex presidente di Seam Achille Giusti, probabilmente fuori dai giochetti politici, che, prendendo atto della volontà regionale, esortò i grossetani a fare da soli».

Il fare da soli ha coinciso con il fare poco, secondo lei?

«Il fare da soli ha poi coinciso con il fare nulla, a volte con il fare danni. La politica si è accucciata sulle posizioni fiorentine. Penso per esempio al fatto che il master plan aeroportuale nel Ptc provinciale fu stralciato, dimenticando che era stato voluto, approvato e finanziato dall’allora Civilavia, oggi Enac; penso che si è permesso l’edificazione selvaggia su via Orcagna, rimasta l’unica via di accesso all’ipotetico scalo turistico e merci; penso che non si è fatta la nuova viabilità; penso che non si è comprato l’ils per il volo notturno; penso che non si è fatto il piazzale sosta cargo, né il deposito carburanti, né la caserma antincendio dei vigili del fuoco; penso infine che non sono stati vincolati i terreni per realizzare una pista autonoma di terzo livello. Tutte decisioni su cui i militari non hanno messo bocca».

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