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La Maremma, terra di pionieri del volo
Da Roland Garros a Roberto di Castelvero, al mitico Slavarasoff, poi Balbo e la sua trasvolata. Storia di un’epopea
GROSSETO . La Maremma è sempre stata terra di voli, trasvolatori, aviatori. Proprio da Grosseto, dalla piazza del Duomo, nel 1833, per celebrare la visita di Leopoldo di Toscana, fu spedito in cielo uno dei primi oggetti volanti, un pallone aerostatico. L’evoluzione del volo ha percorso i cieli del territorio in maniera forte e costante.
La posizione strategica sulle rotte tra Roma e le grandi città del nord, la conformazione del territorio (generoso di luoghi adatti ad atterraggi anche di fortuna), le condizioni meteo favorevoli e la poca popolazione hanno contribuito non poco alla fortuna aviatoria della provincia grossetana. Già nel 1910 a Grosseto si organizzò uno spettacolo aviatorio di notevoli proporzioni, ottava città in Italia in ordine cronologico ad ospitare una dimostrazione di questo tipo. Da questo momento in poi i cieli della Maremma saranno solcati da tutti i pionieri dell’aviazione, impegnati nei primi difficili raids, da Roland Garros a Roberto di Castelvero, al mitico Slavarasoff.
Tutte sfide al limite, che condizioneranno l’immaginario geneticamente pionieristico dei maremmani. Nel 1912 fu assegnato il brevetto di volo a Giovannino Antonacci. Con il suo aereo, un Bleriot, decollava dai prati Cosimini e raggiungeva Massa e Scansano. Alcuni grossetani ricordano ancora l’officina di fortuna dove effettuava le riparazioni durante le intemperie, proprio sotto il Ponte dei Macelli. La guerra ebbe il potere di accelerare la diffusione del volo; furono molti i giovani che in tutta la provincia diventarono piloti. Uno di loro, forse il più significativo, fu Rachele Mori di Roccastrada, due medaglie d’argento come pilota da ricognizione prima di morire a Ferrara nel 1918, in un incidente.
Ma negli anni della guerra si registrarono anche altri eventi eccezionali, per esempio il collaudo di un prototipo del famoso Sva, con ai comandi il collaudatore e asso di guerra Mario Stoppani, poi la nascita dell’idroscalo di Orbetello, il futuro Nido delle Aquile.
E da lì a poco Orbetello divenne la cittadina “più aeronautica d’Italia”. Nel 1924 a Grosseto fu realizzato lo scalo civile. L’aeroporto si trovava dove oggi c’è la base Baccarini.
Gli anni Venti e Trenta fecero registrare un crescendo di investimenti, con l’apice nelle trasvolate atlantiche di Italo Balbo e la nascita di un aeroclub e di una scuola di volo militare.
La seconda guerra mondiale portò al massimo la presenza aeronautica sul territorio, ma fece conoscere anche i bombardamenti e con essi tutto il potere distruttivo dell’aeroplano.
Infine il dopoguerra, con una desolante condizione delle strutture aeroportuali, ma una voglia di volo immutata nei maremmani. La ristrutturazione dell’aeroporto, negli anni Cinquanta, preparò il ritorno dell’Aeronautica Militare e nel 1959 il 4° Stormo giunse a Grosseto iniziando la moderna tradizione del volo militare. (g.b.)
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