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l’amarcord  

Il veterinario dei purosangue e l’epopea di cavalli e fantini

GROSSETO. Sembra una foto sbiadita quella che ritrae un inarrestabile Aceto che – saettando sulla pista del Casalone con un calesse – tributa un giro d’onore al pubblico acclamante dell’ippodromo....

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GROSSETO. Sembra una foto sbiadita quella che ritrae un inarrestabile Aceto che – saettando sulla pista del Casalone con un calesse – tributa un giro d’onore al pubblico acclamante dell’ippodromo. Quell’immagine è invece vivissima nella memoria di Leonardo Cordovani, maglianese, fondatore – con Oreste Guidoni – di “Ombrone”, la prima clinica veterinaria privata per cavalli purosangue. Era la fine degli Anni ’70: era un unicum in Maremma e nel Belpaese.

L’epopea del Casalone Cordovani, classe 1948, se l’è vissuta tutta: a partire dal ’75 quando iniziò la stagione notturna. «Non c’erano steccati in legno – racconta – e c’era una pista favolosa che si manteneva bene: perché la riunione era breve e perché c’era uno squadrone di operai che durante la settimana ribatteva tutto il tracciato. Ricorderò sempre il capo-operaio: era il padre di Raffaello Picchi», il compianto presidente nazionale dell’Unire.

«La riunione notturna – continua Cordovani – richiamava tantissime scuderie da Roma: Colella, Andreucci, Mimmocchi... Erano altri tempi. Poi, politiche disastrose hanno affossato l’ippica. Oggi vediamo gli effetti di scelte scellerate. Contro l’ippica agonistica. E contro l’ippica equestre. Contro l’ippica tutta».

«Il cavallo è sempre stato indicato come uno status symbol – dice il veterinario dei purosangue – E invece l’ippica era un sistema economico complesso che non si esauriva con l’allevatore e il proprietario; intorno ad esso ruotavano farmacisti e veterinari, maniscalchi e sellai, artieri e produttori di foraggio, fantini. Era un connubio unico ed io ho avuto la fortuna di viverne i momenti epici».

Ricorda tutto con una grande intensità di emozioni Cordovani. Il “suo” Dordone, il cavallo – Razza Dormello Olgiata – che dopo una delicata operazione ortopedica tornò a successi strepitosi. Ricorda – e si commuove – la tragedia di Marco Paganini, uno dei più grandi fantini dell’ippica italiana, caduto da cavallo proprio sulla pista del Casalone.

E poi il Premio Grosseto coi cavalli che giungevano da Milano, Roma, Napoli. Il Premio Nazionale Allevamento per i mezzo-sangue di tre anni che arrivavano a centinaia dalla Svizzera a Capo Passero. «Ma la cosa più bella che ricordo – dice – è il pubblico. L’ippodromo stracolmo durante lo svolgimento dell’attività estiva, talmente pieno che non si passava. Il Casalone è stato un punto di riferimento straordinariamente importante per l’ippica italiana e non solo. Ora non vedo soluzioni. Forse se ci mettesse le mani la politica. Forse... Certo è che se ci fosse Giulio Andreotti, grande appassionato di ippica, si tornerebbe a correre». Altri tempi, sì.

Giovanna Mezzana

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