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Uccise la nonna, pena ridotta di un anno
Senteza della Corte di assise per l’omicidio di Giuseppina Pierini, il cui corpo fu fatto ritrovare a Massa Marittima
BOLOGNA. Da 9 anni a 8 anni 1 mese e 10 giorni. La Corte di assise di Bologna ha ridotto di quasi un anno in appello la pena per Gino Laurini, 25 anni ancora da compiere, imputato della morte per la nonna Giuseppina Pierini, 63 anni, malata di Alzheimer, stordita con medicinali e soffocata a Pontenure di Piacenza il 3 luglio 2012 e poi sepolta al podere Sdriscione di Massa Marittima, dove il corpo venne fatto ritrovare dallo stesso Gino il 12 novembre 2015. Imputato in concorso con la madre Maria Grazia Guidoni (figlia di Giuseppina), condannata all’ergastolo in un procedimento autonomo.
Dopo la condanna con il rito abbreviato davanti al gup di Piacenza, Angela Savastano (giugno 2017), il difensore Sandro Nunzi aveva presentato appello. E ieri è avvenuta la discussione. Gino era presente. La Procura generale aveva anch’essa ritenuto che la pena dovesse essere ricalcolata, facendo propria una delle principali questione difensive, quella del “peso” dell’applicazione della cosiddetta supremazia della madre. Il gup era stato del parere che questa attenuante non potesse essere «concessa nella massima estensione», considerata la gravità dell’omicidio a cui Laurini stava partecipando pur se fortemente influenzato ma non integralmente soggiogato dalla madre. La Procura generale aveva ritenuto ieri che lo “sconto” potesse far arrivare la pena a 7 anni e 2 mesi. Non è dato al momento sapere quale tipo di ragionamento abbia fatto la Corte di assise, dal momento che i giudici si sono riservati di depositare le motivazioni entro tre mesi.
«Gino ha fatto tutto ciò che doveva essere fatto - commenta l’avvocato Nunzi - E con questo sentimento si era già presentato alle udienze di Piacenza. Adesso vuole scontare la pena, vuole mettersi alle spalle questa storia, vuole ricominciare». A prescindere da un eventuale ricorso per Cassazione, che la difesa si riserva di valutare in ultima ipotesi, Gino Laurini considera quello di ieri un punto di arrivo di una vicenda sconvolgente. Come sconvolgente era stato il delitto, da lui stesso raccontato prima ai carabinieri e infine davanti al giudice. Come sconvolgente era stato il ritrovamento del cadavere. Come sconvolgente era stata la motivazione che, secondo l’accusa, aveva spinto Guidoni e Laurini a uccidere Pierini: il non poter più disporre liberamente del denaro dell’anziana, dal momento che per lei era stato nominato un amministratore di sostegno. Ma nelle motivazioni il gup Savastano non aveva riconosciuto a Gino né la premeditazione né i motivi abietti e futili: il giovane aveva suggerito di usare un sacchetto di plastica per uccidere più velocemente la nonna ma non aveva affatto contribuito a rafforzare «il proposito soppressivo materno», che si era già manifestato da tempo e che si era accresciuto quando Guidoni aveva capito che non avrebbe più beneficiato della pensione della madre.
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