Il presidio
«No alla nuova centrale a Piancastagnaio»
Contrari i comitati antigeotermici ma anche Tiberio Tiberi: non ci sono le condizioni previste dai protocolli stipulati
ARCIDOSSO. All’incontro di sabato scorso che i comitati antigeotermici hanno tenuto ad Arcidosso per discutere i dati InVetta illustrati e riferiti da Ars Toscana riguardanti la salute degli amiatini in correlazione con la geotermia, oltre che la moratoria per gli impianti geotermici esistenti, si è messa sul tavolo anche la richiesta di una nuova centrale a Piancastagnaio.
Tutti hanno ribadito il fermo no. E non solo i comitati. Fra le voci contrarie anche quella di Tiberio Tiberi, castelpianese, da sempre uomo del Pd («ma parlo solo a titolo personale e non come partito») e da sempre voce autorevole in materia geotermica. Tiberi non ha mai detto no pregiudiziali alla geotermia. Anzi ha detto sì alla centrale di Bagnore 4, ma esigendo chiarezza e garanzie. Ma stavolta è diverso: «Piancastagnaio? No, per niente, se la situazione rimarrà questa attuale». E ripercorre una storia che dura ormai da oltre 10 anni e che pare complicarsi sempre più. «Nel 2007 – rammenta - fu sottoscritto un protocollo d’intesa valido fino al 2024, fra Enel, Regione Toscana e, per quanto riguarda l’Amiata, le Province di Grosseto e Siena, le due Comunità Montane e i comuni del Cosvig di Piancastagnaio, S.Fiora, Arcidosso, Casteldelpiano e Roccalbegna, che ha notevolmente migliorato relazioni e tutele per cittadini e ambiente. Riguardo a nuove centrali, tale protocollo prevede espressamente che nuovi permessi di ricerca e sfruttamento, le autorizzazioni, la proroga o il rinnovo delle concessioni, restano subordinati all’esito della ricerca che verrà condotta sui rischi di inquinamento aria/acqua e ai risultati dell’indagine epidemiologica». Tiberi ricorda, dunque, che nel 2012, all’esito positivo della ricerca sui rischi di inquinamento aria/acqua, nonostante l’indagine epidemiologica non fosse completata, tutti i soggetti del protocollo accettarono la realizzazione della nuova centrale di Bagnore 4 ma intervennero con oltre 100 prescrizioni nel procedimento di Via. «Tra queste prescrizioni – dice - furono inseriti i limiti obiettivo di emissione relativi a sostanze non normate come ammoniaca, arsenico, boro, mercurio e i nuovi limiti obiettivo per le emissioni di sostanze già trattate dagli Amis come H2S per contenere l’effetto cumulo e riportare lo stato di tali emissioni almeno al di sotto di quello preesistente alla realizzazione di Bagnore 4. Inoltre fu espressamente inserita nel Piano ambientale ed energetico regionale una specificazione per il Monte Amiata che pone l’attuale potenza complessiva installata (attorno ai 100 Mw) come un punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica del territorio».
La conclusione per Tiberi è dunque naturale: «Oggi l’Enel ha presentato un procedimento di Via per una nuova centrale da 20 Mw a Piancastagnaio anche se, dopo 11 anni dall’inizio dell’indagine epidemiologica, Ars non l’ha ancora terminata e proprio in questi giorni ha presentato i dati preliminari relativi all’indagine InVetta, dichiarando oltretutto che non possono essere considerati attendibili e nemmeno conclusivi. Dunque non è possibile procedere per nuove centrali».
Tiberi batte l’accento anche su un’altra questione: la debolezza dell’Amiata che si presenta non più unita. «L’unico strumento in grado di relazionarci con Regione e Enel è la coesione dell’Amiata tutta».
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