Il presidio
La pistola in mano ai Ris per ricostruire la matricola
Proseguono le indagini dei carabinieri dopo l’arresto di Raffaele Papa Il sindaco Benini: «La città ha risposto, andiamo avanti con la nostra battaglia»
FOLLONICA. È passato un mese da quando l’asfalto di viale Matteotti si è bagnato con il sangue di Salvatore De Simone, con quello del fratello Massimiliano e della farmacista Paola Martinozzi. Trenta giorni di interrogativi, risposte, dolore, lacrime, speranze e preghiere per chi è rimasto in vita e per chi invece è rimasto lì, sull’asfalto, ucciso da un colpo di pistola sparato da Raffaele Papa, il trentenne tuttora rinchiuso nel carcere di via Saffi.
Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto e dei colleghi della Compagnia di Follonica vanno avanti, coordinate dal sostituto procuratore Maria Navarro, adesso titolare dell’inchiesta. Il colpevole c’è già: è Raffaele Papa, il ragazzone che gestiva l’impresa di pompe funebri Last Travel di Follonica, proprietario insieme alla sua famiglia della rosticceria Da Buono che si trova nel portone accanto a quello dell’hotel del quale era proprietario la vittima. E anche il movente: una lite, banale, scoppiata tra il padre di Raffaele e la mamma di Salvatore e Massimiliano, per l’acqua che la nuora della donna aveva fatto cadere da un balcone al primo piano dell’albergo e che aveva bagnato la soglia della rosticceria. Una banalità che ha scatenato una furia cieca: Raffaele ha impugnato la pistola e ha fatto fuoco, uccidendo Salvatore e ferendo in maniera gravissima il fratello Massimiliano e Paola, la farmacista che stava rientrando al lavoro e che si è trovata nella traiettoria di quei colpi sparati all’impazzata, alle due del pomeriggio, in mezzo alla strada. Da quel giorno l’attività dei Papa, l’osteria Da Buono, è rimasta chiusa.
Occhi puntati sulla pistola. Papa impugnava una Tanfoglio calibro 9 quando ha fatto fuoco: l’arma è stata ritrovata poi dai carabinieri e dai sommozzatori dei vigili del fuoco la sera stessa della sparatoria, nella Gora. A gettarla via era stato un dipendente della rosticceria al quale era stata affidata l’arma, con il compito di farla sparire. E sempre lui l’aveva fatta ritrovare, indicando a i carabinieri dove l’aveva gettata. Ora è su quell’arma che si concentra l’attenzione degli investigatori: la pistola infatti ha la matricola abrasa e i carabinieri del Ris di Roma cercheranno, grazie all’utilizzo di alcuni reagenti chimici, di far spuntare il codice alfanumerico impresso sul castello dell’arma per rintracciarne la provenienza. Papa, durante l’interrogatorio con il pm prima e con il giudice per le indagini preliminari che ha convalidato il suo arresto in carcere poi, aveva spiegato di aver trovato quell’arma in pineta. Spiegazione che ovviamente non ha convinto nessuno. Toccherà quindi ai carabinieri cercare quelle risposte che il trentenne non ha voluto dare, sulla provenienza di quell’arma detenuta illegalmente, per capire da dove sia arrivata nelle sue mani.
La scorsa settimana, invece, viale Matteotti è stata chiusa per permettere ai carabinieri di effettuare tutte le misurazioni delle traiettorie dei proiettili sparati dalla pistola di Papa. Accertamenti ripetibili che non hanno coinvolto le parti offese o l’imputato e per le quali quindi non è stato necessario nominare un consulente. Diverso sarà quando verrà analizzata dal Ris la pistola per tentare di far riaffiorare la matricola che è stata cancellata.
Paola e Massimiliano ancora gravissimi. Salvatore è stato ucciso con un colpo di pistola, Massimiliano è rimasto gravemente ferito, così come Paola. Entrambi sono ancora ricoverati all’ospedale: Massimiliano è al policlinico delle Scotte di Siena dove è stato sottoposto a un delicatissimo intervento. «I medici mia hanno spiegato che mio figlio potrebbe aver perso l’uso delle gambe - dice Annalisa Marcaelli, la madre di Salvatore e Massimiliano - ma io non ci voglio credere, ho ancora una speranza». Anche Paola Martinozzi è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico alle Scotte e la scorsa settimana è stata trasferita all’ospedale di Pisa. La cinquantacinquenne è stata svegliata per brevi momenti, giusto il tempo di accarezzare con lo sguardo i suoi familiari e gli amici che non l’hanno lasciata sola nemmeno un momento dal giorno della tragedia.
La battaglia di Benini. Il primo cittadino di Follonica, in questo mese, non è rimasto alla finestra a guardare e il 19 giugno, nella città del golfo, si svolgerà il primo degli eventi organizzati insieme ad “Avviso pubblico” l’associazione che riunisce gli enti locali che lottano per la legalità. «Le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli in città e di questo siamo loro grati - dice Andrea Benini - senza aver militarizzato Follonica. Vogliamo proseguire su questa strada e continuiamo a chiedere l’apertura del commissariato di polizia». Richiesta che è stata accolta dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri e che Leonardo Marras porterà in Regione con un’apposita mozione. «Parlai di metodo mafioso e oggi lo ripeterei - aggiunge Benini - Il riferimento era a certe dinamiche sulle quali è necessario aprire gli occhi. La lotta per la legalità fa parte del nostro Dna e continueremo su quella strada».
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