Il presidio
Falde inquinate nella piana «Bonifiche insufficienti»
Concentrazione elevate dell’arsenico e tumori in aumento: l’allarme degli ambientalisti I dati nella commissione parlamentare d’inchiesta, sentita la procuratrice capo
SCARLINO. Bonifiche delle falde della Piana di Scarlino: solo progetti parziali, ancora lontana una soluzione a una criticità che si trascina da anni. L’allarme lanciato dagli ambientalisti riguarda la salute dei cittadini di Follonica e Scarlino. «L’arsenico, materiale presente in quell’area, è una sostanza cancerogena di prima classe, collegata all’aumento di tumori, attestato dai dati Asl, anche se ancora manca un’analisi epidemiologica approfondita sullo stato di salute della popolazione».
Roberto Barocci (Forum ambientalista) e Ludovico Sola (Rifondazione comunista Follonica) parlano della bonifica delle falde acquifere della Piana di Scarlino, bonifica che ancora oggi non è completa.
I due esperti partono dalla relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta “sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. Relazione territoriale sulla Regione Toscana”, consegnata a marzo 2018, dove si attesta che il progetto di bonifica unitario riguardante l’area avviato nel 2012 ancora oggi non ha avuto corretta esecuzione. «Nel corso degli anni, la pianura di Scarlino è stata oggetto di attività di bonifica, ciascuna da parte dei singoli titolari delle attività inquinanti e le bonifiche hanno riguardato essenzialmente i terreni contaminati. La bonifica delle acqua di falda è stata, invece, rinviata ad una bonifica unitaria da parte cioè di tutti i soggetti pubblici e privati che recapitano nel canale e che gestiscono attività su quei terreni. Malgrado la conclusione positiva della procedura amministrativa, di fatto, il progetto di bonifica unitario, non ha avuto concreta esecuzione, in quanto le parti interessate non hanno raggiunto l’intesa in merito ai criteri di ripartizione delle opere e dei costi di gestione della bonifica. A seguito di sollecitazioni della Regione, il Comune di Scarlino, in data 10 febbraio 2017, ha imposto alle aziende interessate di presentare singoli progetti di bonifica della falda per le aree di propria competenza entro 90 giorni». Ma la commissione d’inchiesta dice anche più di questo. Nella relazione si parla infatti dell’intervento della procuratrice capo, Raffaella Capasso, nel corso dell’audizione dell’estate scorsa quando ha «riferito in ordine all’inquinamento del canale Solmine, nel quale confluiscono gli scarichi dei principali impianti industriali della piana di Scarlino (Nuova Solmine, Huntsman e Scarlino Energia), ragion per cui non è stato facile individuare la fonte dell’inquinamento, che comunque è stato verificato e posto in evidenza. Inoltre, strade poderali, canali, piazzali e argini in un raggio di tre chilometri dall’area industriale della piana di Scarlino sono inquinati dall’arsenico e da altri metalli pericolosi che vi sono presenti in quantità fuori dai limiti di legge. Parimenti, ciò vale per i fanghi dell’argine destro del canale Solmine, ma delle attività di bonifica si dirà in seguito». La dottoressa Capasso ha aggiunto che nella zona tra Scarlino e Follonica sono state fatte delle verifiche, nonché accertamenti di carattere epidemiologico e che, malgrado non vi siano dei picchi eccessivi, sono state comunque segnalate stime puntuali superiori, anche più del doppio, rispetto agli altri tipi di malattie, con riferimento in particolare al mieloma multiplo, al sarcoma dei tessuti molli nei maschi, al linfoma non Hodgkin e ai tumori della vescica nelle femmine. Si tratta di sintomatologie che sono pari al doppio rispetto a tutta la zona e si tratta proprio di malattie collegate a questa tipologia di rifiuto.
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