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Morì annegato: doppia assoluzione
Comandante e armatore erano sotto accusa per un incidente del 2011
PORTO S.STEFANO. Sono stati assolti perché il fatto non sussiste Salvatore Ubbriaco, 43 anni, di Porto S.Stefano, e Maria Grazia Galatolo, 52 anni, anche lei abitante sul Promontorio, finiti sotto accusa per omicidio colposo, per la morte di un marittimo che era finito fuori bordo ed era annegato mentre il motopeschereccio Nuova Provvidenza Cangitano era in mare tra Porto S.Stefano e il Giglio.
Era il 26 giugno 2011 quando Francesco Ubbriaco, padre di Salvatore, aveva perso la vita: secondo l’imputazione, per omissioni legate alla sicurezza sui luoghi di lavoro. Di ciò dovevano rispondere il comandante del motopesca, Salvatore appunto, e la legale rappresentante della società proprietaria dell’imbarcazione, Galatolo. Al termine del dibattimento, era stata la stessa viceprocuratrice onoraria Elena Bartalini a sollecitare l’assoluzione, per mancanza della prova della responsabilità. I difensori (Giovanni Maria Giaquinto di Roma, Paolo Bianco e Lucia Scotto) al termine di un’articolata arringa avevano chiesto il proscioglimento perché il fatto non sussiste.
Il processo aveva vissuto varie udienze. Il rinvio a giudizio era stato deciso per accertare se vi fossero state omissioni nelle procedure di lavoro, con riferimento in particolare a quelle pericolose e quelle con i divergenti. Non vi sarebbero stati a bordo né accorgimenti antisdrucciolo né vernice antiscivolo; ai due imputati veniva contestato anche il fatto che avrebbero dovuto impedire a Francesco di salire a bordo, a causa della scadenza della visita obbligatoria per i marittimi iscritti in prima categoria. Ubbriaco, che aveva 59 anni, era rimasto vittima dell’incidente mentre stava lavorando sul divergente di dritta, appoggiato orizzontalmente sulla murata dell’imbarcazione; secondo l’imputazione, il divergente aveva ceduto ed era ruotato fino a farlo cadere in acqua, investito dalle catene di ritenuta e rimanendo intrappolato. Erano stati sentiti vari testimoni. Il medico legale Mario Gabbrielli aveva spiegato che Ubbriaco era morto per asfissia da annegamento, avendo scartato l’insufficienza cardiaca («non c’è l'edema polmonare tipico»). Era stata sentita anche l’allora comandante della capitaneria e, per la difesa, il professor Mauro Gaggero, esperto di lavoro sui pescherecci: questi, chiamato dalla difesa, aveva illustrato la regolarità delle condizioni in cui Ubbriaco stava lavorando. (p.s.)
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