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«Nomadelfia? È la nostra quinta sorella»

«Nomadelfia? È la nostra quinta sorella»

NOMADELFIA. Nella Sala Don Zeno, in attesa dell’arrivo di papa Francesco, ci sono due ospiti speciali: sono Antonia e Sofia. La loro madre era Maria Giovanna Pirelli, figlia primogenita dell’industria...

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NOMADELFIA. Nella Sala Don Zeno, in attesa dell’arrivo di papa Francesco, ci sono due ospiti speciali: sono Antonia e Sofia. La loro madre era Maria Giovanna Pirelli, figlia primogenita dell’industriale Alberto Pirelli, sposata Albertoni e rimasta vedova giovanissima. Se ad un certo punto il progetto di don Zeno Saltini non naufragò – ma anzi rinacque più forte che mai nella terra dei butteri– fu merito proprio di Maria Giovanna. Fu lei, infatti, a donare al sacerdote modenese quattro chilometri quadrati di terreni in Maremma, cioè il di borgo-tenuta agricola dove don Zeno rifondò Nomadelfia e dove Nomadelfia ha messo le proprie radici crescendo fino ad oggi.

Il dono di Maria Giovanna fu davvero provvidenziale come tutt’oggi riconoscono i nomadelfi. Giunse quando don Zeno – cacciato con i suoi ragazzi dall’ex campo di concentramento di Fossoli, imputato a Bologna per bancarotta fraudolenta, tenuto a distanza dalle alte gerarchie ecclesiastiche e persino “dimenticato” dalla Democrazia Cristiana – rischiò di dover rinunciare al suo progetto di dare una famiglia vera a chi non l’aveva: don Zeno diceva infatti che agli orfani non bastava offrire un pasto e un letto caldo, ma bisognava piuttosto dare loro un padre ed una madre che li amasse come figli.

Antonia arriva da Torino, Sofia da Milano: se Nomadelfia oggi c’è è anche per merito della loro madre. E loro oggi sono entrambe testimoni di un legame che non si è mai indebolito.

«Eravamo quattro sorelle – dice Sofia alla platea – E Nomadelfia è sempre stata la quinta». «È bellissimo essere oggi qui» aggiunge Antonia mentre papa Francesco ha da poco lasciato la Sala Don zeno.

Giovanna Mezzana

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