Il Tirreno

Grosseto

«In quel letto di ospedale vidi il volto di un santo»

«In quel letto di ospedale vidi il volto di un santo»

NOMADELFIA. Commuove la platea della Sala Don Zeno la testimonianza di Giuliana Bargagli, il medico trasfusionista dell’ospedale Misericordia di Grosseto che nel 1981 vide don Zeno Saltini ricoverato...

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NOMADELFIA. Commuove la platea della Sala Don Zeno la testimonianza di Giuliana Bargagli, il medico trasfusionista dell’ospedale Misericordia di Grosseto che nel 1981 vide don Zeno Saltini ricoverato nel reparto di rianimazione: due giorni dopo il sacerdote di Carpi, fondatore di Nomadelfia, sarebbe morto, lasciando una straordinaria eredità ma anche un grande compito a chi ha fatto proprio il suo progetto di dare una famiglia vera a chi non ce l’ha.

Sono le 8.15, Papa Francesco non è ancora giunto nella Sala in cui è atteso dall’intera comunità cattolica e da alcuni ospiti speciali: e Silvia di Nomadelfia – a lei il compito di scandire l’attesa prima dell’arrivo del Santo Padre – lascia il microfono al medico che dal 1975 lavora al Misericordia.

«Era il 13 gennaio 1981 – inizia il suo racconto Giuliana Bargagli – e don Zeno sarebbe morto due giorni dopo. Ricordo una nuvola di capelli bianchi poggiata su un cuscino della rianimazione». «Quel giorno io non ero in servizio – continua – ero lì quasi per caso perché, purtroppo, un amico era ricoverato: don Zeno e lui erano l’uno accanto all’altro».

Pur nella sofferenza fisica, «In quel letto del reparto rianimazione – dice il medico – c’era una grande pace. Lui era già un angelo in terra. Il suo era il volto di un santo che stava preparandosi a qualcosa di sublime. Era già spettatore di un’altra vita mentre manteneva uno sguardo su quella terrena».

Giuliana Bargagli ha lavorato una vita intera all’ospedale Misericordia di Grosseto – tra poco andrà in pensione – e di sofferenza ne ha vista tanta: «La sua sembrava però una morte bella – dice – Quello era l’uomo che ha incarnato il messaggio evangelico».

(g. m.)

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