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Ex assessore sotto processo per truffa
Un’altra grana giudiziaria per Cerciello: questa volta per due assegni della agenzia di viaggi
GROSSETO. Nuovo guaio giudiziario per l’ex assessore comunale Emanuel Cerciello, già sotto processo (un’udienza con testimoni si è tenuta l’altro giorno) per stalking e calunnia. Ieri il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per le accuse di truffa e calunnia. Sarà davanti al giudice Andrea Stramenga che, a luglio, si aprirà il dibattimento per stabilire se Cerciello, imputato comunque in qualità di imprenditore e non di amministratore pubblico, è colpevole o no.
Il procedimento oggetto dell’udienza di ieri riguarda due assegni per 6.000 euro in totale che Cerciello si sarebbe fatto ingiustamente consegnare, rappresentando un debito che sarebbe stato insussistente. Il denaro era stato versato da Ludovico Labadessa, che si è costitutito parte civile con l’avvocato Sebastiano Sani. A Labadessa, Cerciello avrebbe spiegato che doveva essere saldato il debito della società One way snc per sbloccare l’attività commerciale della Oltre i confini, società di cui era socio il nipote di Labadessa e che era subentrata alla One way nella gestione della sede di Grosseto dell’agenzia Last minute tour. I fatti così individuati nel capo di imputazione del pubblico ministero Arianna Ciavattini risalgono al luglio 2013. Nel gennaio 2014, sempre secondo l’accusa, Cerciello aveva sporto denuncia contro Labadessa, accusandolo del furto o della ricettazione di quell’assegno: una denuncia falsa, secondo la Procura, che ha formulato l’ipotesi di calunnia. Difesa Christian Sensi.
L’altro giorno, invece, ha testimoniato la donna che aveva querelato Cerciello per stalking (fatti del 2012/2013). La donna, con una buona dose di emozione, ha confermato al giudice ciò che aveva raccontato agli investigatori. Una serie di episodi culminati il 14 agosto 2012 quando Cerciello, secondo l’accusa, aveva bussato con insistenza alla porta dell’attività artigianale della donna, porta che lei teneva sempre chiusa da qualche tempo, impaurita, proprio per evitare che Cerciello, anche con la scusa di seguire un cliente, potesse entrare; era stato un uomo con il quale la donna era in quel momento al telefono a dare l’allarme e a far intervenire le amiche. La donna era nel panico, quel giorno si nascose sotto un tavolo come se fosse servito a qualcosa.
Che la donna fosse ossessionata dall’insistenza di Cerciello è stato confermato dalle stesse amiche, con cui si era confidata e che hanno testimoniato, insieme alla madre: quest’ultima ha spiegato che da quell’episodio la figlia non andava più al lavoro da sola e che era dovuta rimanere con lei nell’orario di apertura dell’attività fino a settembre. La donna, parte civile con l’avvocato Stefano Antonelli, ha anche raccontato che Cerciello si era fatto insistente dopo che lei aveva deciso di interrompere la relazione: un giorno era andata a salutarlo a casa, lui non aveva risposto ma poi le avrebbe mandato un messaggio dicendole che l’avrebbe denunciata. Da questo episodio la donna aveva capito che c’era qualcosa che non andava e aveva interrotto la relazione. Sarebbero poi iniziate le minacce, perché Cerciello avrebbe detto che aveva presentato numerose denunce contro di lei ma che le avrebbe ritirate se la relazione fosse ripresa. Prossima udienza a settembre. (p.s.)
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