Il Tirreno

Grosseto

«Coraggio, fratelli il vostro stile di vita è quello giusto»

di Giovanna Mezzana
«Coraggio, fratelli il vostro stile di vita è quello giusto»

Il Pontefice sprona la comunità spirituale ad andare avanti   Per lui, crostata di ciliegie, ballo latino e fuori programma 

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NOMADELFIA. Nomadelfia, 10 maggio. Sono le 8.04 quando nel cielo – già scandagliato dai caccia Eurofighter della Base Baccarini – compare un elicottero dell’Aeronautica militare. Un minuto dopo – alle 8.05 e con precisione cronometrica sulla tabella di marcia stilata dalla Santa Sede – il velivolo si appoggia sull’erba del campo da calcio del “borgo”, l’enclave spirituale a pochi chilometri da Grosseto. Procede a passo spedito il vescovo Rodolfo Cetoloni. Ora appare anche la papa-mobile. Ecco il Pontefice che scende dall’elicottero. Ecco Francesco che abbraccia Rodolfo. E tutta la visita – breve ed intensa – sarà scandita dalla musica dell’overture: Jorge Bergoglio è un Papa che accorcia le distanze, che è attento alle persone e finanche incuriosito dall’umana “varietà”. Capisce al volo che sono «i butteri» appena li vede inforcare i cavalli, cede al “capriccio” di Sebastiano che non vuole mollare la papa-mobile dalla presa e, alla fine, il piccolo con il Papa la spunta: ci sale.

Distribuita al di là delle transenne arancioni – tra prati e vialetti – la folla si protende verso di loro. «Che emozione». «Mi scappa da piangere». Nella Sala Don Zeno – dove il Pontefice è atteso da più di 300 nomadelfi, l’intera comunità – un maxi schermo “fotografa” e rilancia quanto sta accadendo all’esterno. Eppure qui nessuno guarda i monitor: è tutta una corsa verso le vetrate.

Sulla papa-mobile Francesco procede lungo una stradina asfaltata, tirata a lucido dai nomadelfi per l’occasione: si apre tra due distese erbose e lo sta portando a pregare sulla tomba di don Zeno Saltini, il sacerdote di Carpi che nel 1954 fondò – anzi, esule da Fossoli, rifondò – in Maremma la comunità-famiglia per chi una famiglia non l’aveva.

Cosa accade adesso, la gente – in più di 3mila, mettendo la sveglia nel cuore della notte, sono giunti da tutta la costa maremmana, dalle Colline Metallifere e persino dall’Amiata – lo vede su un altro maxischermo: quello all’esterno della Sala Don Zeno.

È ascoltando l’ultimo messaggio che il sacerdote modenese lasciò ai nomadelfi poco prima di morire – nel 1981 – che sui grandi “monitor” arrivano le immagini di papa Francesco e del vescovo Rodolfo che varcano la soglia della dimora terrena di don Zeno: sono le 8.13. È qui che rimarrà per sempre un sasso bianco col nome di Francesco: è il dono dei bambini della prescuola familiare di Nomadelfia per il Santo Padre, che lo “contro-firma”. Sulla tomba del sacerdote fondatore i sassi sono tanti e su ciascuno c’è il nome di un nomadelfo.

Adesso il Papa è al gruppo familiare “Il Poggetto”: nella zona rossa, invalicabile. Non ci sono immagini sul maxi schermo di questi minuti: è accolto nell’intimità di una casa – la Casa comune – tra mamme e figli, babbi e nonni. C’è un velo che protegge questi istanti. Più tardi si saprà che per Francesco è stata preparata una crostata casereccia con marmellata di ciliegie, plumcake allo yogurt, frutta e caffè. Dieci minuti di grande emozione – trapelerà – terminati i quali, Vandina di Nomadelfia – quando entri nella comunità i cognomi restano fuori – confessa un po’ di ansia che scaturisce dalle umane “cose”: «Quel dolce non mi è venuto come volevo: per la prima volta nella mia vita». Sarà?

Qui al Poggetto oggi si festeggia Papa Francesco e l’arrivo di due bambini in affido. I bambini. Uno di loro non ce la fa a resistere all’attrazione che si sprigiona da quel super veicolo tutto bianco: ci vuole salire sopra. E Francesco si lascia andare: «Fatelo salire». Ed è così che Sebastiano, 9 anni, si guadagna un giro sulla papa-mobile.

Il Pontefice varca la soglia della Sala Don Zeno. È una folla che lo acclama ma non c’è una nota che stona o che copre le altre nel pentagramma del coro che abbraccia il Santo Padre. In 114 tra bambini e ragazzi nomadelfi salgono sul palco per raccontare con la danza il Vangelo di don Zeno. Poi c’è persino un siparietto coloratissimo su ritmi latini: ballano i giovani.

Francesco di Nomadelfia, Francesco Matterazzo, presidente della comunità spirituale, saluta il Pontefice: «Oggi, Padre Santo, le chiediamo di accompagnate la piccola Nomadelfia perché possa essere fedele alla sua vocazione e seminare ancora più fraternità tra le famiglie nel mondo».

«La legge della fraternità – dice Papa Francesco – che caratterizza la vostra vita (e che Nomadelfia porta nel nome, ndr) è stato il sogno e l’obiettivo di tutta l’esistenza di don Zeno. Vi esorto a continuare questo stile di vita, confidando nella forza del Vangelo e dello Spirito Santo mediante la vostra limpida testimonianza cristiana». E questo messaggio il Santo Padre lo confermerà anche con un Tweet. Poi ci sono gli scatti fotografici con Francesco. Odette e Marco, che tra un anno concluderanno il loro percorso per unirsi definitivamente alla comunità spirituale, si presentano al cospetto del Papa. Poi i doni per il Pontefice. E non manca un fuoriprogramma: la benedizione delle fedi una coppia di giovani che da qui a poco si uniranno in matrimonio. Sono le 9.30 e Francesco riparte: destinazione Loppiano.

Altri servizi alle pagine 2 e 3

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