Italia
Batignano in marcia con un sogno nel cuore «Giovanni sia santo»
BATIGNANO. «Tre anni fa una donna che non poteva avere figli ha fatto un voto: se fosse rimasta incinta e avesse partorito un maschio, lo avrebbe chiamato Giovanni». E Giovanni, è nato davvero. È il...
BATIGNANO. «Tre anni fa una donna che non poteva avere figli ha fatto un voto: se fosse rimasta incinta e avesse partorito un maschio, lo avrebbe chiamato Giovanni». E Giovanni, è nato davvero. È il racconto di un miracolo a ingannare il tempo al bar di Mezzo a Batignano. Sono le 5 del mattino e i fedeli del paese si danno appuntamento nell’unico locale aperto. Stefano riempie vassoi di paste e prepara caffè: davanti al bancone anziani e bambini, donne e uomini che si sono alzati da letto a un orario quasi proibitivo per raggiungere in tempo Nomadelfia, dove di lì a poche ore atterrerà papa Francesco. Hanno un quadro in mano e un cartello con l’immagine di un frate che prega a mani giunte. Sopra c’è scritto con il pennarello «Gruppo di Batignano», sotto, il nome del frate, il venerabile padre Giovanni. «Speriamo che papa Francesco si intesti la beatificazione di padre Giovanni - dicono quando ancora il sole non ha fatto capolino sulla campagna maremmana - Di miracoli ne ha fatti tanti, l’ultimo quello di tre anni, quando permise a una coppia di fedeli di avere un figlio». Tra un sorriso e una battuta, il gruppo dei batignanesi si avvia verso Nomadelfia. Ci sono pochi chilometri tra il borgo medievale e le prime case della comunità che ieri mattina ha abbracciato papa Francesco e c’è un legame fortissimo che don Zeno ha sempre riconosciuto e sottolineato. «Quando i nomadelfi si trasferirono qua - dice Stefano Vergari, il fioraio di Batignano - le loro case arrivavano praticamente in paese e fino a quando non è stato costruito il cimitero di Nomadelfia, chi abitava nella comunità veniva sepolto qui da noi». Su quelle tombe pregava don Zeno: hanno le foto dell’epoca, i batignanesi, per testimoniare quel rapporto che non si è mai interrotto. «Quando è nata la comunità e le persone sono venute qua erano poverissime - dicono - Il paese ha reagito subito portando il proprio aiuto. È nato così il nostro rapporto che ancora non si è interrotto». Da Batignano il via vai per andare a comprare il formaggio e i prodotti venduti a Nomadelfia è quotidiano. «Don Zeno è sempre stato riconoscente di questa solidarietà - spiegano - tanto che anche nelle registrazioni che sono rimaste spesso dice di non dimenticare quello che ha fatto Batignano per la comunità». Don Zeno era devoto di Giovanni, il cui sangue al suo interno mostrava segni di “ebollizione”: gorgogliava, aumentava di volume e produceva bolle. E la scia di miracoli che il venerabile si è lasciato dietro le spalle ha convinto gli abitanti del borgo a presentarsi ieri mattina con quei cartelli per chiederne la canonizzazione.
Sono stati tra i primi ad arrivare a Nomadelfia, guidati da don Marius Balint. L’idea iniziale era quella di fare un pellegrinaggio a piedi fino alla sala don Zeno ma le previsioni meteo hanno scoraggiato i fedeli. Assiepati davanti alle transenne, hanno aspettato a lungo l’arrivo di papa Francesco, con le immagini di Giovanni strette tra le mani. Avrebbero voluto regalare al pontefice il quadro che avevano portato con loro. Donne, uomini, bambini, ragazzi e anziani: 150 persone hanno aspettato che il papa facesse il proprio arrivo e quando se lo sono trovato davanti hanno applaudito e lo hanno chiamato per nome, come si fa con qualcuno di famiglia. La preparazione spirituale seguita per quell’incontro si è sciolta in un mare di emozioni e di felicità, di speranza per quella richiesta che da sempre portano nel cuore: veder crescere la lista dei santi con il nome di Giovanni da San Guglielmo, l’apostolo della Maremma, che ancora oggi dalla teca che contiene il suo corpo continua a fare miracoli.
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