Il Tirreno

Grosseto

l’eredità spirituale del fondatore 

«Quando saremo veramente la Città di Dio, il Papa ci abbraccerà»

«Quando saremo veramente la Città di Dio, il Papa ci abbraccerà»

GROSSETO. Il 1952 è l’anno della Passione, il più difficile per Nomadelfia, che a giugno viene disciolta, dispersa. La polizia entra con la forza nell’ex campo di concentramento di Fossoli, in...

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GROSSETO. Il 1952 è l’anno della Passione, il più difficile per Nomadelfia, che a giugno viene disciolta, dispersa. La polizia entra con la forza nell’ex campo di concentramento di Fossoli, in provincia di Modena, che Don Zeno – con l’Opera dei Piccoli Apostoli da lui fondata nel 1941 – aveva occupato nel 1947 per fondare la nuova città “dove la fraternità è legge”.

I minorenni vengono affidati a istituti, gli adulti allontanati con fogli di via. Altri lasciano. I figli perdono la famiglia una seconda volta.

Don Zeno è sotto processo (verrà poi assolto con formula piena) e la Santa Sede lo esonera dai vincoli ecclesiastici.

Dall’esilio di Collegara il sacerdote scrive missive molto toccanti, ai Piccoli Apostoli, alla Comunità.

Questa lettera è del dicembre del 1952, quando inizia la migrazione di buona parte dei nomadelfi verso la tenuta Rosellana, vicino a Grosseto, donata da Maria Giovanna Albertoni Pirelli. (g.b.)

***

Cari figli,

questa dispersione è un grande atto di Bontà del Signore, perché ci ha liberati dal pericolo di rimanere affogati da troppe anime che vivevano con noi, ma che non capivano la nostra missione.

Per queste anime Nomadelfia era una bella e attraente sistemazione personale, nella quale potevano anche compiacersi di fare un po’ di bene pur avendo risolto il problema della vita meglio che tanti altri nel popolo.

Queste anime, senza avvedersene, pensavano: “come è bella Nomadelfia. Si può star bene, non ci sono pensieri per vivere, e si può anche fare del bene”. Star bene e fare del bene, ma star bene prima di tutto.

Queste anime non erano di Nomadelfia, erano a Nomadelfia, ma appartenevano al mondo dell’individualismo.

Se noi vogliamo donare alla Chiesa una vera Città di Dio è necessario approfittare di questa santa occasione per metterci in grado di essere molto più snelli nei nostri movimenti.

Bisogna essere tutti e ciascuno pronti a qualsiasi spostamento, pronti ad avere la casa e prontissimi a perderla; pronti ad avere la famiglia e prontissimi a disperderla in attesa di riunirla non appena sarà possibile, senza danneggiare la vita della comunità.

La famiglia deve essere possibilmente sempre insieme, ma se gli eventi lo esigessero bisogna essere pronti a correre ciascuno là dove urge per il bene di tutti.

Quanti poveri per causa di necessita sono costretti ad emigrare per anni ed anni! Essi lo fanno per necessita di vita e noi dobbiamo farlo per necessita di Amore a Cristo e alla sua Chiesa; e cioè: piuttosto che rinunciare al nostro amore fraterno si accetta anche la dispersione per causa di persecuzione.

Quindi sono sicurissimo che non è stata la Santa Sede o il Governo a disperderci, ma è stato il Signore per farci fare un passo avanti.

Quando saremo veramente la Città di Dio, il Papa ci abbraccerà con grande riconoscenza perché avremo donato alla Chiesa una santa forza sulla quale egli potrà contare come fermento di giustizia e di fraternità cristiana tra le genti.

Se il mutare delle situazioni muta l’anima nostra, vuol dire che non siamo l’uno per l’altro.

Vostro affezionatissimo,

Don Zeno



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