Il Tirreno

Grosseto

Quando Karol fece visita ai Passionisti

di Pierluigi Sposato
Quando Karol fece visita ai Passionisti

Ufficialità e blitz a sorpresa: duemila anni di pontefici in Maremma, da Innocenzo II (1133) a Giovanni Paolo II (2000)

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GROSSETO. Uno solo in visita ufficiale; e da oggi due, con l’arrivo di Papa Francesco. Altri di passaggio magari per mete più distanti. Altri ancora in visite fugaci ma non per questo meno intense. E chissà se ci sono stati altri episodi sfuggiti alle cronache.

In duemila anni di storia, sono già stati otto i pontefici che hanno avuto qualcosa a che fare con la Maremma o comunque con la provincia. Da Innocenzo II, colui che spostò la sede episcopale da Roselle a Grosseto (la bolla è del 9 aprile 1138), a Giovanni Paolo II, che il 21 maggio 1989 fu in visita ufficiale a Scarlino e Grosseto. E lo stesso Karol Wojtyla una decina di anni più tardi fu protagonista di una visita non annunciata al convento dei Passionisti di Monte Argentario: nel pomeriggio del 12 dicembre 2000, insieme al segretario particolare monsignor Stanislao e alla scorta, si presentò ai 46 padri riuniti per l’assemblea straordinaria. Salutò, pregò, spiegò di essere devoto al fondatore San Paolo della Croce, si fece fotograre sulla prima panca della chiesa, rispose con un «Ah sì?» al superiore Ottaviano D’Egidio che gli aveva spiegato che lì, tra quelle mura, un Papa non ci aveva messo piede prima. E quella potrebbe non essere stata l’unica volta che il papa polacco si allontanava dal Vaticano al di fuori dei canoni dell’ufficialità.

Quando arriva un pontefice, non può non essere festa. Certo, novecento anni fa la situazione non doveva essere semplice. Innocenzo II, al secolo Gregorio Papareschi, guidava la Chiesa in un periodo in cui c’era anche l’Antipapa (Anacleto II) e gli scontri non erano soltanto “politici”. E così Innocenzo cominciò a girare per l’Italia e l’Europa anche per ottenere il riconoscimento della sua autorità presso le potenze di quel tempo. Ci riuscì, ritornò, ripartì. Raccontano le cronache che nel marzo 1133 il papa aveva sostato a lungo nella nostra città (forse anche un mese). E in che compagnia! Con lui c’erano san Bernardo e san Norberto, tredici cardinali, Lotario di Sassonia che ambiva all’incoronazione come imperatore (obiettivo raggiunto tre mesi più tardi) e duemila cavalieri. A Roma le acque erano ancora agitate. Grosseto era poco più di un borgo seppur fortificato, la sede della diocesi era a Roselle. Ma quest’ultima, un tempo florida, era entrata in decadenza e così Innocenzo decise per il trasferimento della sede episcopale: una decisione presa al rientro al Roma, cinque anni dopo, con la bolla «Sancta Romana Ecclesia» che rendeva Rolando, ultimo vescovo di Roselle, primo vescovo di Grosseto, ormai diventata città.

E poi? E poi Gregorio XI, ultimo papa avignonese, che nel 1377 fu costretto a riparare nella nell’insenatura di Santa Liberata per sfuggire a una tempesta: la sosta fu più lunga del previsto, il papa visitò Orbetello. Le cronache raccontano poi di un Pio II (1405-1464) entusiasta di Castel del Piano, da lui visitata mentre si recava a Pienza per un periodo di villeggiatura. L’Argentario fu invece la meta prediletta da Alessandro VI, nel 1501, e di Paolo III, nel 1542. Anche Gregorio XII arrivò dentro i confini della nostra provincia: lo fece nel 1578 in occasione dell’inaugurazione di un ponte sul fiume Paglia che aveva lo scopo di rendere più facile il transito lungo la Cassia (all’epoca fondamentale per i pellegrini che percorrevano la Francigena) e per alcuni giorni fu ospite di Villa Sforzesca, fatta costruire dal cardinale di Santa Fiora, Alessandro Sforza.

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