Il presidio
Irene, Nelusco, Pino Tre storie di amore
Furono i primi a credere nel progetto del sacerdote di Carpi Il Santo Padre si soffermerà sulle loro tombe a pregare
NOMADELFIA. Papa Francesco atterra al campo da calcio di Nomadelfia alle 8. 05 di questa mattina. Passerà davanti ai fedeli con la papa-mobile e si recherà a pregare sulla tomba di don Zeno Saltini, il sacerdote di Carpi fondatore della comunità cattolica. Ma il Pontefice si soffermerà in preghiera anche su altre tre tombe dove riposano nomadelfi che hanno dato molto – moltissimo – alla comunità. Parliamo di Irene, Nelusco e Pino Arpioni.
Irene Bertoni, è la “prima mamma di vocazione” e con don Zeno è cofondatrice di Nomadelfia. Nata a Mirandola nel 1923, entra in Nomadelfia – allora Opera Piccoli Apostoli – nel 1941. Ha 18 anni ed è studentessa liceale. È l’8 dicembre del 1941 quando Irene si presenta al vescovo con due figli: «Non sono nati da me – gli dice – ma è come se li avessi partoriti io». Le erano stati affidati da don Zeno. Il vescovo la benedice. Poi le saranno affidati altri figli da un parroco e nasce così la prima famiglia in Nomadelfia. Con Irene prende sembianze una nuova figura: fanciulle illibate non consacrate che rinunciano al matrimonio per accogliere figli abbandonati. Sono le “Mamme di vocazione”. Altre donne la seguiranno e contribuiranno a dare impulso al progetto di don Zeno.
Nelusco di Nomadelfia, nato nel 1921 è scomparso nel 2000. Fu tra i primi ragazzi che si resero disponibili ad aiutare don Zeno – il cui obiettivo era quello di fare una famiglia vera a chi una famiglia non l’aveva – facendo da babbo agli orfani che don Zeno aveva preso sotto la propria custodia. Nel 1947 sposa Anna e, nello stesso giorno, don Zeno affida alla coppia quattro bimbi che trovano così la loro nuova famiglia: Nelusco e Anna sono i primi sposi ad accogliere figli senza famiglia, amandoli come propri. E in questa coppia che sta tutto il significato del progetto di don Zeno: ai bambini orfani non bastava – era il pensiero del sacerdote – dare cibo e un letto caldo, ma serviva una famiglia vera, un padre ed una madre. Si tratta di un progetto che don Zeno difese con forza anche nei momenti più difficili e non abbandonò mai anche quando – cacciato con i suoi ragazzi dall’ex campo di concentramento di Fossoli, imputato a Bologna per bancarotta fraudolenta, tenuto a distanza dalle alte gerarchie ecclesiastiche e persino “dimenticato” dalla Democrazia Cristiana – si sentì in difficoltà ma ritrovò il cammino rifondando nel 1954 Nomadelfia in Maremma, a pochi chilometri da Grosseto.
Pino Arpioni, nato nel 1924 e scomparso nel 2003, è stato uno stretto collaboratore di Giorgio La Pira. Dopo aver subito la deportazione in un campo di concentramento ed essersi salvato, tornando a casa disse che «si può stare insieme per le cose belle». Fonda l’Opera per la gioventù Giorgio La Pira’e organizza diversi campi estivi per i giovani. La collaborazione con Nomadelfia nasce seguendo l’amicizia che legava Giorgio La Pira e don Zeno. Pino ha messo a disposizione i villaggi dell’Opera per alcune iniziative di Nomadelfia e questa ha aiutato l’Opera anche in alcuni lavori di manutenzione e sistemazione delle strutture.
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