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Furto di bici e aggressione Patteggia quindici mesi

GROSSETO. «Facciamo finta che non sia successo niente. Ora andiamo via. Te non chiami nessuno, sarà meglio per te». Ma anche un pugno al volto, con qualcosa di simile a un noccoliere, e la fuga con...

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GROSSETO. «Facciamo finta che non sia successo niente. Ora andiamo via. Te non chiami nessuno, sarà meglio per te». Ma anche un pugno al volto, con qualcosa di simile a un noccoliere, e la fuga con la bici rubata, abbandonata quasi subito tranne il cestino anteriore e la catena. Questo l’episodio (notte tra il 21 e il 22 febbraio, un sabato sera) per il quale un giovane moldavo di 22 anni, Dmytro Tatarenkov, è finito davanti ai giudici del collegio. Un processo già terminato, perché il giovane - assistito dall’avvocato Romano Lombardi - ha patteggiato la pena all’udienza filtro: 1 anno e 3 mesi più 300 euro (pena sospesa).

Per questo episodio, commesso in concorso con un minorenne, il giovane era stato sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di presentazione in Questura, in forza di un’ordinanza del gip. I fatti erano avvenuti in via Battisti, di fronte a un esercizio pubblico. La vittima, titolare dell’esercizio, aveva raccontato di aver subito il furto della bici (che non era stata chiusa con la catena) e, dopo l’inseguimento, le minacce; quando stava per rientrare nel locale, uno dei due aveva cercato di colpirlo e l’altro l’aveva invece colpito al volto con un oggetto contundente: l’esercente aveva riportato lesioni all’occhio destro e al naso, certificate dal pronto soccorso. Aveva poi saputo dai clienti che due giovani si vantavano di aver fatto una rapina e un’aggressione. Gli investigatori della polizia di stato erano risaliti a entrambi, l’esercente li aveva riconosciuti in foto su Facebook. L’identificazione ufficiale era avvenuta un mese circa dopo l’episodio.

Una cliente presente all’interno del locale aveva confermato le frasi pronunciate e aveva notato l’aggressione. Mentre i due fuggivano, la donna li aveva avvertiti che aveva scattato delle foto ed era stata per questo insultata e minacciata da uno dei due («Te la faccio pagare»), non Tatarenkov. Un altro testimone aveva ricostruito l’aggressione proprio come aveva fatto l’esercente, parlando di un qualcosa simile a un tirapugni. Il secondo testimone era anzi intervenuto in difesa dell’esercente, allontanando l’aggressore. E aveva riconosciuto in Tatarenko il responsabile dell’aggressione.

Ricordi attendibili perché concordanti (venne ritenuta ininfluente una prima versione di uno dei testimoni - vi fu comunque concorso tra i due), aveva notato il gip, e anche perché nessuno dei tre (tra vittima e testimoni) aveva motivo di nutrire rancore. Vicenda per nulla inventata e invece del tutto realistica. La Procura aveva chiesto le misure, poi concesse dal gip.

Nel febbraio scorso vi era stata l’udienza preliminare che aveva deciso per il rinvio a giudizio, individuando la rapina vera e propria e non solo il tentativo. Ieri, in aula, la ratifica dell’accordo raggiunto tra accusa e difesa. (p.s.)

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