Il Tirreno

Grosseto

Su questa tomba pregherà il Papa

di Francesca Ferri

Il sepolcro progettato da Daviddi è carico di simboli La roccia che lo circonda è l’abbraccio della Maremma  

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NOMADELFIA. A Nomadelfia Papa Francesco aveva inizialmente previsto una visita privata per pregare sulla tomba del fondatore, Don Zeno Saltini, e conoscere di persona la realtà di questa comunità di volontari cattolici dove «la fraternità è legge».

Il momento è delicato: è in corso la causa di beatificazione di Don Zeno (nato a Fossoli di Carpi, Modena, nel 1900 e morto a Nomadelfia nel 1981) e la preghiera del Papa sulla tomba di questo sacerdote – che, come le prime comunità cristiane, voleva costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo – assume perciò un significato ancora più rilevante.

Il Papa si ritroverà davanti non a un mausoleo, ma a un semplice sepolcro, circondato da rocce, all’interno di un cimitero a forma circolare, denso di significati simbolici.

«Don Zeno amava questa terra e le rocce simboleggiano l’abbraccio che questa terra gli ha rivolto», spiega Gino Daviddi, architetto grossetano, che alla fine degli anni Novanta ha progettato il cimitero e la tomba di Don Zeno, inaugurati nel 2000.

«Fino al 2000 Don Zeno e i nomadelfi erano sepolti nella vicina Batignano», spiega Daviddi. «Il progetto è nato da incontri frequenti con la comunità, il presidente, la direzione e con i nomadelfi stessi. Ricordo assemblee molto partecipate».

Nel primo progetto di Daviddi era previsto un ruscello che attraversava il campo santo, a simboleggiare il fiume della vita, realizzato nella stessa forma a Y dell’albero della vita. «I nomadelfi però preferirono non realizzarlo perché sarebbe potuto essere pericoloso per i numerosi bambini piccoli della comunità».

Rimase però l’idea di creare un giardino «perché loro non vedono la morte come la fine, bensì come incontro con il Padre eterno e quindi con gioia».

La pianta è a due semicerchi per riprendere la linea armonica delle colline intorno. All’interno, un centinaio di tombe, tutte a terra.

Quanto a quella di Don Zeno – spiega ancora l’architetto – «non volevano un monumento faraonico, così lontano dalla loro monumentalità, ma una cosa semplice». La tomba è stata ricavata nella cappella ed è sormontata da un elemento cilindrico, simbolo del faro che illumina la comunità. I materiali – tufo e mattone – rimandano al carattere naturale degli interventi.

A Nomadelfia tutti partecipano dei lavori di campagna e di costruzione. E così è stato anche per il cimitero. A parte il grosso, realizzato dall’impresa Rocca, i nomadelfi hanno preso parte attiva. «Hanno ad esempio realizzato le cancellate, con i simboli dell’albero della vita».

Proprio qui il Papa si fermerà in preghiera. «Per me un’emozione infinita; non avrei mai pensato che un Papa potesse pregare in un luogo progettato da me», dice Daviddi.

Daviddi ha firmato anche il progetto dell’altro spazio cruciale della visita di Papa Francesco, la sala Don Zeno, dove i giovani nomadelfi si esibiranno nelle loro celebri danze e dove Bergoglio pronuncerà un discorso. La sala è stata inaugurata tre anni fa e nasce dall’esigenza dei nomadelfi di avere un luogo dove ritrovarsi, pregare, ospitare eventi importanti.

«La chiesa c’è ma è piccolina – spiega Daviddi – e ci sono momenti, ad esempio quando per le feste rientrano i figli o in occasione di manifestazioni o rappresentazioni teatrali, in cui c’è bisogno di uno spazio ampio».

All’inizio i nomadelfi si ritrovavano sotto un tendone. E fu proprio lì che fu accolto Papa Giovanni Paolo II, nella sua visita – la prima di un pontefice a Nomadelfia – nel 1989.

Nel 2011 è iniziata la progettazione della sala, che è stata anche consacrata e, oltre ad essere una sala polivalente, è anche una chiesa. «Può contenere 600-700 persone – spiega Daviddi – e non a caso si trova lì. Abbiamo cercato insieme con i nomadelfi un luogo per realizzarla e scelto questo perché è nell’appendice ultima di Nomadelfia, proiettata verso il cimitero: un segnale di vicinanza a Don Zeno»

Tutta la parte vetrata permette infatti di scorgere la tomba del fondatore. «Lo stesso Don Zeno aveva il sogno di realizzare un teatro tenda per ospitare le serate di Nomadelfia, che lui stesso aveva ideato», dice Daviddi. La struttura è in cemento armato rivestito in tufo; nella pavimentazione è disegnato l’albero della vita che collega gradinata e altare. Un percorso di vita che giovedì vedrà al suo apice il Papa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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