Il presidio
Sollevatore si inceppa Disabile presenta un esposto all’Asl
Arcidosso, la denuncia di Giulio Raffi alla direzione sanitaria «Emergenza accaduta di sabato e nessuno era reperibile»
ARCIDOSSO. Referenti tecnici della Asl non reperibili di sabato e scollegati fra loro, un sollevatore che resta a mezz’aria e un malato che subisce conseguenze pesantissime. Una “tagliola” in cui è incappato Giulio Raffi di Bagnoli di Arcidosso, che denuncia alla direzione sanitaria un episodio accaduto sabato 28 aprile, esemplificativo, dice, del «cattivo funzionamento dell’assistenza sanitaria pubblica».
Giulio è affetto da grave disabilità motoria a seguito di trauma midollare. «In questo particolare caso – spiega – vi è stata una grave omissione di interventi a causa di un problema tecnico legato a un ausilio sanitario di primaria necessità». Si tratta di un sollevatore elettrico, non quello in dotazione, ritirato per ordinaria manutenzione – chiarisce Raffi – ma un suo sostitutivo. Il sollevatore serve a trasferire Raffi dal letto al resto della casa e a fuori. «Peso oltre i 100 chili – dice – ed è il minimo che possa permettermi per recuperare una relativa quanto fondamentale autonomia spaziale».
Ma cosa è successo? «All’uscita dal bagno per un ritorno sul letto e successiva vestizione – dice – il sollevatore è rimasto bloccato in posizione alzata e non vi è stato modo di fargli riassumere la condizione di rilascio».
Di fronte a questo guaio, Raffi e i familiari hanno vanamente cercato di sbloccare il sollevatore, poi hanno chiesto aiuto sia rivolgendosi al centralino del distretto ospedaliero di Castel del Piano che a quello di Grosseto.
Raffi specifica che siccome era sabato e mancavano i referenti interni, l’unica indicazione da entrambe le postazioni è stata di contattare il 118. «Consiglio illogico in quanto non risolutivo perché non di loro competenza, come, in effetti, ha confermato l’operatore», dice Raffi.
Nel frattempo, in attesa di trovare una soluzione, Raffi è rimasto sollevato un metro e mezzo da terra «in posizione innaturale per oltre mezz’ora – dice – tanto da trovarmi in difficoltà respiratorie per la compressione del diaframma, fintanto che, vista la stringente emergenza, non sono ricorso all’unica scelta possibile cioè posizionarmi sopra il letto con doppio strato di cuscini e tagliare le cinghie di fissaggio dell’imbracatura».
La conseguenza è stata pesantissima: «Una lesione all’inguine-coscia con un probabile decorso di mesi per la scarsa irrorazione sanguigna nella parte sottostante la mia lesione midollare, a causa della compressione esercitata troppo a lungo dalla costola laterale esterna dell’imbracatura stessa».
Ciò che preme a Raffi segnalare è «il forte disagio legato all’impotenza di non poter contare sul supporto delle istituzioni preposte, per evidente carenza organizzativa». Raffi critica anche la procedura per l’utilizzo dei presidi sanitari «e la correlata assistenza tecnica – dice – demandata a più di un referente. Tutti tra loro scollegati e di difficile individuazione e contatto in caso di urgenza. Non si può, infatti, tollerare che non vi possa essere reperibilità alcuna in caso di impellente necessità, come in questo caso». Raffi chiede alla direzione di modificare questa organizzazione, altrimenti avverte che “perdurando una situazione di sostanziale inadeguatezza, non esiterò a inoltrare questa denuncia all’autorità giudiziaria».
Ieri Il Tirreno ha provato a chiedere spiegazioni all’azienda sanitaria ma non è stato possibile contattarla.
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