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Oche sbranate dai predatori

Oche sbranate dai predatori

Attacco alla Selva, ucciso anche un vitellino appena partorito

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GROSSETO
Allarme rosso “lupi” in tutta la maremma e in Amiata: aggrediscono di tutto, dai vitelli alle oche, dalle capre alle pecore. Da Sorano a Selva di Santa Fiora, la mappatura della presenza di predatori diventa impressionante e si spalma anche in luoghi dove, finora, se n’era avuta solo sporadica presenza. Come Selva di Santa Fiora e Castell’Ottieri.. A Selva il branco di canidi si mangia oche e capre, a Castell’Ottieri (Sorano) un vitellino appena nato. L’allarme che arriva da Selva lo suona Luciano Tortelli, presidente dell’associazione La Selva che spiega: «Anche la zona della Selva è vittima di episodi che vedono sempre più spesso protagonista il lupo, o forse è meglio dire branco di lupi o come si vogliono chiamare “canidi”. Sta di fatto che non gli bastano più le greggi delle pecore, oramai si sono fatti più intraprendenti e si avvicinano pericolosamente ai centri abitati. Il fatto è successo la notte del 6 maggio, quando sono stati attaccati degli animali domestici in prossimità delle case. Le vittime in questo caso sono state una capra e delle oche, ma viste le dimensioni della capra e del lungo tratto in cui è stata trascinata la considerazione fatta è che non può essere stato un lupo solitario. La capra infatti era abbastanza grossa ed è stata sventrata a 20-30 metri da casa e trascinata, prima di essere abbandonata, per un bel tratto di strada». Vista la vicinanza dell’aggressione alle abitazioni Tortelli si chiede «A quando un attacco agli umani?» e ironizza amaramente: «Non abbiamo più il conte Sforza al quale invocammo aiuto perché ci liberasse del Drago. Adesso chi dobbiamo invocare per liberarci dai lupi? Uso l’ironia, ma il problema esiste ed è sempre più grande, così come l’assuefazione la rassegnazione e l’impotenza nei riguardi di questa gravissima calamità». E lo stesso 6 maggio, non si sa se di notte o di giorno, attacco ad una mandria di vacche chianine a Castell’Ottieri.

Un “lupo” e due lupacchiotti lasciano vicino al luogo della strage le loro inconfondibili impronte e i poveri resti di un vitellino appena partorito.

Il fatto è accaduto nell’azienda di Fabiola Vittori che ha appena dato vita a un’attività di allevamento e che è rimasta pietrificata di fronte alla strage. Le modalità dell’aggressione le racconta la madre di Fabiola, Angela Castello. «Noi – spiega – alleviamo chianine allo stato semibrado. Il branco attaccato è adesso di mia figlia che ha cominciato l’attività imprenditoriale da pochissimo tempo e per lei è stato un colpo al cuore. La vacca, infatti, aveva appena partorito. Non sappiamo se i predatori le abbiano nemmeno dato la possibilità di finire il parto. Abbiamo trovato infatti, poco lontano dalla vacca i resti del parto e ciò che rimaneva del vitellino incastrato nella siepe che recinge l’area. Tutto intorno tracce di un lupo adulto e due lupacchiotti. Anche la vacca ha sofferto e stamani non riusciva a posare il piede per terra. La mandria, composta da 26 vacche e da 5 vitellini è terrorizzata. Noi possediamo un recinto antilupo, costretti dalla necessità. Questo branco qui, però, si trovava in uno spazio ben recintato, ma non con le strutture antilupo. Una grossa perdita economica, questa, oltre lo scempio che ci colpisce duramente a livello morale. Un problema pesante, che ha bisogno di essere risolto al più presto».

Fiora Bonelli

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