Il presidio
IL SENSO DI QUESTO SPAZIO È IL SENSO DEL MONDO
Che senso ha una piazza? Portare di nuovo la gente a stare insieme. Venite, venite. State insieme. Sembra una frase facile da pronunciare. E, infatti, in tanti spesso la ripetono. È diventato un...
Che senso ha una piazza? Portare di nuovo la gente a stare insieme. Venite, venite. State insieme.
Sembra una frase facile da pronunciare. E, infatti, in tanti spesso la ripetono. È diventato un mantra sociopolitico. È anche un mantra dei sociopatici. Un ritornello televisivo. Quante volte l’avrà ripetuto Vittorio Sgarbi? E Silvio Berlusconi? E Paolo Sorrentino? E Nanni Moretti?
Trasformarla in atto è tutt’altro affare. Stare insieme sembra la cosa più difficile del mondo. Oddio, anche stare da soli non è certo la cosa più facile.
Insomma. Stare insieme è un problema. Stare da soli è un problema. Bisogna vedere come se ne esce. È certo un bell’affare. La storia del novecento è tutta qui.
Basta guardare un gruppo di bipedi umani che stanno insieme in uno spazio dato. Molti cercheranno di atteggiarsi a qualcosa. Di darsi un tono.
Di fare una bella figura. Si mettono a fumare. Si cellulano. Guardano disinvoltamente le vetrine. Parlano a loro stessi. Inforcano gli occhiali-motorino-moto-giacca-cappello di design.
Certo si stanno ricordando le esortazioni delle mamme quand’erano bimbi: “Tirati su quei pantaloni!”, “Non camminare trainoni!”, “Non strascicare!”, “Non ciabattare!”, “Sei sempre sdotto!”.
Oppure delle stesse indicazioni delle stesse mamme qualche anno più tardi: “Figlio mio… che dolore mi dai…”, “Datti un tono…”, “Essi omo…”, “Ricorda che hai preso la sufficienza alla maturità!”, “Ricorda che sei ragioniere!”, “Ricorda che sei un laureato!”, “Che passione…”.
Forse il problema è stare insieme senza fare niente. Stare insieme con le mani in mano. Per questo è stato inventato il capitalismo. Tante persone stanno tutte insieme, ma si danno gran daffare a beneficio di qualcuno. Così non si innervosiscono. Non diventano aggressive. Distruttive. Così il loro stare insieme ha un senso.
Per far stare le persone insieme furono inventate anche le piazze. Le inventarono i greci antichi. O meglio, forse i greci antichi le hanno prese dagli egiziani, dagli assiri, dai babilonesi, non si sa.
Ma loro le hanno perfezionate. Loro hanno portato al massimo vertice la sottile arte di perdere tempo in una piazza ondeggiando sull’aperitivo, battendo la ciliegia sotto spirito contro i cubetti di ghiaccio. Picchiando il mento sul tavolo in un momento d’oblio. E osservando i loro simili passare.
Chiedete a Socrate. Che passava tutti i giorni su e giù, a strascicare trainoni da un angolo all’altro. Ciabattando. Consumando la tunica. E senza combinare un’acca dalla sera alla mattina.
Lui la chiamava “filosofia”. Bella scusa, diceva sempre la moglie. Oltretutto non era neanche più un bamboccione, per superati limiti di età.
Anche Gesù Cristo con le piazze non scherzava. Certo piazze polverose, senza selciato. Ogni tanto si metteva lì, in piazza, a moltiplicare il vino, i pani, i pesci.
Ma pensa tu. Cristo, smettila. Ci mini alle basi tutto il capitalismo fin dall’inizio. Il capitalismo, che c’è voluto Dio sa cosa per metterlo in piedi. La gente ci affolla le piazze in attesa della moltiplicazione. Quest’affare ci costa l’ira di Dio. Oltretutto, ci mette in croce.
Insomma, come si vede, fin dall’inizio, le piazze hanno rappresentato il senso del mondo. Il senso dell’umanità. Piazze metafisiche.
E quindi: fate piazze. Certo, solo dopo averne compreso il senso. E soprattutto: non piazzatevi. E non fate piazzate.
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