Il presidio
Gli agenti non lo trovano Perde il diritto alla casa
Per sei volte la polizia municipale ha suonato al campanello dell’uomo Mancava anche il nome sul citofono: il Tar dà ragione all’amministrazione
GROSSETO. Era riuscito a scalare la graduatoria e a ottenere una casa di Edilizia residenziale pubblica in città. Ma in quell’appartamento, secondo l’amministrazione comunale, quell’uomo non ci aveva mai abitato. Per questo il Tar di Firenze ha respinto la domanda cautelare presentata dall’uomo dopo che il Comune aveva emesso un’ordinanza di decadenza dell’assegnazione popolare.
Tutto è cominciato quando dall’Erp è stata inoltrata una segnalazione alla polizia municipale perché verificasse l’effettiva presenza dell’assegnatario nell’appartamento. L’uomo, difeso dall’avvocato Claudio Fiori, non è mai stato trovato dagli agenti nella sua abitazione. Gli uomini della polizia municipale sono andati a controllare sei volte: ma in casa non hanno mai trovato nessuno. Una volta contattato, l’assegnatario dell’appartamento ha depositato alcuni documenti per spiegare che la sua assenza, negli orari nei quali erano stati effettuati i controlli da parte degli uomini della polizia municipale, si trovava al lavoro. Ma nelle mani degli agenti erano finite soltanto due buste paga senza la scheda delle presenze giornaliere e senza l’indicazione dell’arco orario che stava coprendo in quel periodo.
Gli accertamenti della polizia municipale non si sono certo fermati: dopo i primi sopralluoghi effettuati nei mesi di agosto e settembre 2017, glia genti hanno anche verificato che il 7 novembre l’uomo era uscito dal lavoro alle 16,45. Il controllo nella sua abitazione era stato effettuato alle 19,25 ma come sempre, in quella casa, non c’era nessuno.
Sul citofono del palazzo manca anche il nome dell’assegnatario e l’appartamento non risultava nemmeno allacciato alla rete idrica.
Segno evidente che in quell’abitazione non c’era nessuno: anche la posta non veniva ritirata dall’uomo a quell’indirizzo ma nel luogo di residenza che era in tutt’altra zona del comune di Grosseto.
Anche l’ordinanza emessa dall’assessorato ai Servizi sociali, con la quale veniva comunicata la decadenza dell’assegnazione dell’alloggio popolare era stata infatti ritirata a un indirizzo diverso rispetto a quello della casa oggetto del contenzioso. L’uomo, assistito dal suo avvocato, ha presentato al Tribunale amministrativo regionale il ricorso con la richiesta di sospensione dell’esecuzione del provvedimento. Di lasciar libero quell’appartamento nel quale non aveva però mai abitato, non ne voleva sentir parlare.
Il Tar però ha dato ragione al Comune di Grosseto, respingendo la domanda cautelare presentata dall’assegnatario dell’appartamento e condannandolo anche a pagare le spese della fase cautelare, fissate in mille euro.
I magistrati della seconda sezione del Tar di Firenze, Saverio Romano (presidente), Luigi Viola (consigliere) e Alessandro Cacciari (consigliere ed estensore) hanno quindi permesso all’amministrazione comunale di eseguire l’ordinanza che era stata emessa dal responsabile del settore risorse finanziarie, welfare, servizio sociale con la quale l’uomo ha perso la titolarità su quell’alloggio che potrà ora essere di nuovo assegnato a un’altra famiglia che ne abbia diritto.
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