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Il nodo della pista, del collaudo e degli aficionados
Di dubbi da sciogliere sull’ippodromo del Casalone ce ne sono ancora molti. Prima di tutto, quelli sul futuro dell’ippodromo di Grosseto inteso come struttura di grande pregio con una sterminata area...
Di dubbi da sciogliere sull’ippodromo del Casalone ce ne sono ancora molti.
Prima di tutto, quelli sul futuro dell’ippodromo di Grosseto inteso come struttura di grande pregio con una sterminata area verde non edificata, né – per ora – edificabile.
Secondo, il timore che si disperda la grande tradizione del galoppo maremmano: stando al parere degli esperti, l’ippodromo dei Pini non sarebbe il massimo per accoglierla; il core-business del trotter della Città del Golfo, del resto, non è mai stato il galoppo: neppure lo era nelle intenzioni di chi l’ha progettato. Gli esperti non le mandano a dire: «Il passaggio da una pista in erba da 1.400 metri, con tracciato di pista piccola di 1. 300 metri integrato dai percorsi in ostacoli – scrive per esempio Marco Trentini su Trotto Turf – ad una pista in sabbia da 1.000 metri è decisamente
un bel passo indietro».
E poi c’è la questione del collaudo per il galoppo e dell’appeal per il pubblico degli aficionado del Casalone: grossetani, sì ma anche senesi (e non solo).
(g. m.)
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