Il presidio
È tornata alla luce la Fonte del Pietreto
Ingoiata dai rovi, in stato di abbandono, è stata recuperata dagli archeologi delle acque sorgive
ROCCASTRADA. Dopo la “Fonte della Lama” e quella “del Sambucano”, il gruppetto degli archeologi delle acque sorgive di Roccastrada - tutti volontari di una certa età e tutti animati da un profondo amore per il paese – ha riscoperto e ripulito di recente la terza delle cinque antiche fonti roccastradine. Grazie a Canzio Papini, Mauro Pizzetti, Ottorino Bartaletti e Remo Ammalati è infatti tornata alla luce la Fonte del Pietreto, sulla quale vengono tramandate da sempre storie e leggende. La Fonte del Pietreto era stata letteralmente ingoiata dai rovi e si trovava in uno stato di totale abbandono. I volontari roccastradini ci hanno lavorato da gennaio ad aprile, tutti i fine settimana, con mezzi propri, a volte anche sentendosi criticati. «Inizialmente – spiega Mauro Pizzetti - non avevamo informazioni precise neppure sull’ubicazione del sito. L’abbiamo prima cercata, scovata e poi dissepolta da un rovaio impenetrabile. La sorpresa più bella è stata la croce scolpita nella roccia, sopra la bocca di fuoriuscita. Ovviamente è una nostra fantasia, ma la croce sembra quasi che abbia caratteristiche templari».
C’è chi sostiene che qui una fonte esistesse già nel 1320, chi invece opta per una datazione successiva. La fonte, come la conosciamo oggi, fu realizzata a metà ottocento lungo il percorso della vecchia viabilità che collegava, fino a due secoli fa, Siena con Grosseto. Nel 1831 Leopoldo II di Lorena patì sotto Roccastrada un’avventura riportata nelle cronache dell’epoca. Al suo rientro a Firenze dopo l’ennesima visita in Maremma, Canapone, passando con carrozza e cavalli, dalla zona del Pietreto s’impantanò proprio davanti alla fonte e dovette chiedere soccorso ai roccastradini. Accorsero in tanti e con sassi e fascine riuscirono a liberare le ruote della carrozza e far ripartire il Granduca. Dopo questa curiosa avventura Canapone decise di migliorare la strada e farla deviare da quel punto, dove l’acqua sorgiva spesso rendeva la strada impraticabile. Fu individuato quindi un nuovo tracciato, più sicuro, a qualche centinaio di metri dalla fonte, che perse così un po’ della sua importanza e centralità. Ma la Fonte del Pietreto, lo ricorda Mario Amerini in una recente pubblicazione, è anche considerata la fonte dei “Disinganni amorosi”.
Il 20 maggio del 1912, infatti, fu teatro di un tentato suicidio per amore da parte di una donna di una certa età, che venne salvata all’ultimo minuto. “Zero”, alias il notaio Adriano Ugazzi, col titolo di “Mancato suicidio”, sdrammatizza questo episodio sulle pagine del giornale “L’Ombrone” del 26 maggio, scoprendone i piccanti retroscena. “Ieri mattina, una donna, una certa Assunta Mugnaini, si gettava nella Fonte di Petreto, località distante circa 2 chilometri dal paese. Essa si era, prima, spogliata delle sottane e si era fasciata la bocca e gli occhi con un fazzoletto. Due donne, che si recavano per acqua, la scorsero galleggiare, ed una di esse, la trasse pel capo fuori dell’acqua, mentre alcuni scalpellini, accorsi alle loro grida, la liberarono del tutto. La Pubblica Assistenza, recatasi sul luogo, prestò i soccorsi del caso, e la Mugnaini fu, così, salvata e ridonata alla vita e… all’amore. Già, perché, pare che, nonostante i suoi sessant’anni di età, la mancata suicida fosse spinta al brutto passo, da disinganni amorosi!”.
Delle cinque principali fonti roccastradine, dicevamo, mancano da recuperare ancora la Fonte di Pietretino e quella più antica di tutte, la Fonte dei Ribolgiani, quest’ultima utilizzata fin dal 1278 quando Ildebrando Aldobrandeschi, trasferitosi per 9 anni a Roccastrada, volendo riprodurre la sua residenza di Santa Fiora, progettò di realizzarvi un laghetto-peschiera. Saltò tutto per la tendenza di questi colli a dilombare. (g.b.)
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