Il Tirreno

Grosseto

Vuoi leggere Bianciardi? Devi pagare 3 euro a rigo

di Gabriele Baldanzi

Sorpresa per gli organizzatori del festival “Parole e voci” di Massa Marittima Gracili: «Balzello assurdo, anche se dovuto. E per sole due pagine...»

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MASSA MARITTIMA. «Vuoi leggere due paginette di Bianciardi in biblioteca? Devi pagare 85 euro di Siae». Succede a Massa Marittima, dove è in corso in questi giorni il Festival di lettura scenica. Per leggere gratis in biblioteca - davanti a un pubblico di poche decine di persone – il sesto capitolo de “Il lavoro culturale” di Luciano Bianciardi (ci vogliono tre minuti), ieri gli organizzatori hanno dovuto pagare 85 euro di Siae, oltre ai 423 di permessi vari (sempre Siae) già preventivati per il Festival dall’associazione Liber Pater.

«Praticamente – denuncia, con un sorriso amaro Massimiliano Gracili - Bianciardi ci costa tre euro a rigo… Tuttavia ci teniamo alla lettura, a ribadire il suo messaggio, ad avere come ospite la Fondazione, che non c’entra nulla con questa piccola arrabbiatura». Ieri mattina gli organizzatori del festival “Parole e voci” sono andati a Follonica per saldare il conto con la Società italiana autori ed editori (Siae). E guardando il programma è emersa questa brutta sorpresa: l’aggiunta - a un conto già salato - di ulteriori 85 euro di diritti Feltrinelli sul sesto capitolo del Lavoro Culturale di Luciano Bianciardi.

«La questione è di principio - prosegue Gracili - troviamo veramente assurdo questo balzello, che sicuramente è dovuto. E meno male che alla fine ci hanno fatto un generoso sconto per le biblioteche, perché il costo era addirittura di 122 euro. Tutto giusto, per carità, ma riflettevo sul fatto che poi la il Ministero, la Regione promuovono la lettura e la cultura…».

Dietro al Festival di lettura scenica - per ora l’unico in Italia - c’è la vivace comunità dei lettori massetani, un gruppo composito, intergenerazionale, che da anni frequenta la biblioteca comunale “Gaetano Badii”.

«Nessuno di noi si arricchisce con questi eventi - prosegue Massimiliano Gracili - e il muro di burocrazia e spese che ci troviamo ad affrontare, anche per le cose più semplici, è davvero scoraggiante. Qui a Massa è iniziato tre anni fa un percorso interessante, che ha dato vita a letture in occasioni di eventi, rappresentazioni teatrali, iniziative di impatto sociale. Ma non se ne tiene conto…».

«La scelta di Bianciardi non è casuale; – sono ancora parole di Gracili – l’abbiamo concordata con Massimiliano Marcucci e la direttrice Lucia Matergi, insomma con i vertici della Fondazione. E sono certo che lo scrittore maremmano, che proprio in questo testo mette in evidenza la sua profonda ironia, avrebbe apprezzato la nostra ribellione, da non scambiare per demagogia». Nel capitolo 6 de “Il lavoro culturale” Bianciardi prende in giro una certa figura di intellettuale, sottolineando la “capacità” di quest’ultimo di perdersi in discussioni infinite su diversi argomenti, senza arrivare mai a decidere nulla.

Nel brano, che verrà approfondito oggi pomeriggio (alle 17,30), a partire dalla lettura di Roberta Barbieri e Andrea Franceschi, si mettono in evidenza le espressioni più ricorrenti, prive di senso, degli infiniti dibattiti tra intellettuali, cioè il profluvio di parole sterili del dibattito culturale degli anni Cinquanta, a cui Bianciardi aveva attivamente partecipato a Grosseto. Per dirla con parole sue: «Siae… è il problema o la problematica?».

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