Il Tirreno

Grosseto

«Biossido di titanio pericolo di cancro Stop per i gessi rossi»

«Biossido di titanio pericolo di cancro Stop per i gessi rossi»

Il Comitato per la difesa del fiume Bruna chiede di sospendere il dibattito sullo stoccaggio in attesa della classificazione Ue

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GROSSETO. «Sorpassato o addirittura sterile e pericoloso» il dibattito su dove stoccare i gessi rossi della Tioxide - Huntsman - Venator.

Per il Comitato per la difesa del fiume Bruna questo materiale, scarto di lavorazione industriale che contiene biossido di titanio, non può stare né nella cava della Vallina (Gavorrano) né in quella della Bartolina (tra Gavorrano, Castiglione della Pescaia, Roccastrada e Grosseto vicino al fiume Bruna). Il motivo è semplice: classificato finora come “inerte”, dopo oltre trent’anni di dibattito, battaglie e procedimenti ai massimi livelli internazionali (Oms, Corte europea di giustizia, Commissione europea, Corte costituzionale), l’Unione europea si sta apprestando a classificare il biossido di titanio come «possibile cancerogeno». Va da sé che, se sarà confermata questa classificazione, i gessi rossi non potranno essere semplicemente buttati a riempire una ex cava: il rischio di contaminazione e inquinamento sarebbe troppo alto. L’unico posto sicuro sarebbe una discarica adatta a questo materiale.

Per questo il Comitato per la difesa del fiume Bruna chiede che venga sospeso l’iter del dibattito pubblico, in attesa delle direttive europee, e chiede di cercare una soluzione alternativa allo stoccaggio di rifiuti nel nostro territorio.

Per farlo ha redatto un corposo documento di sei pagine diretto ai candidati sindaco di Gavorrano che invita a riflettere su questo tema.

Il documento riporta una dettagliata ricostruzione della storia del biossido di titanio, dal 1986, quando il ministero dell’Ambiente autorizzò l’uso dei gessi rossi in edilizia e nelle costruzioni stradali. Le cose cambiano nel 2007, quando l’Organizzazione mondiale per la sanità classifica il biossido di titanio come «possibile cancerogeno 2B». Tra il 2010 e il 2018 vengono pubblicati tre studi internazionali che evidenziano come l’inalazione o l’ingestione di biossido di titanio provochi danni alla salute. Nel 2015 la Francia fa domanda formale all’Agenzia europea di sostanza chimiche di classificare il biossido di titanio come cancerogeno 1B per inalazione. Due anni dopo il Consiglio per la valutazione dei rischio dell’Ue esprime un parere che conferma la classificazione per il biossido di titanio come possibile cancerogeno di categoria 2 per inalazione.

È un momento importante: se questo parere fosse confermato, dice il Comitato nel suo documento, già dal 2019 nelle confezioni di prodotti che contengono biossido di titanio dovrebbero comparire la dizione che si tratta di un cancerogeno e il disegno del pericolo per i polmoni; inoltre il rischio per i lavoratori delle fabbriche che usano biossido di titanio non sarebbe più «irrilevante per la salute».

E i gessi rossi? «Proseguendo l’iter – dice il comitato – i rifiuti contenenti il biossido di titanio, come i gessi rossi, non avrebbero più la caratteristica di non pericolosi».

Di fronte a queste novità il Comitato considera inadatte allo stoccaggio sia la Vallina che la Bartolina e invita «la popolazione, i lavoratori, l’Arpat, le Asl, la politica, i sindacati, la magistratura, a prendere coscienza che la salute dei cittadini è più importante di qualunque altra considerazione... Non possiamo pensare di forzare le leggi, facendo ricadere le conseguenze sulla salute dei cittadini e sull’ambiente, e spesso anche sui conti pubblici, con le continue pesanti sanzioni europee pagate dalla collettività, a causa della gestione allegra delle discariche da parte della politica amministrativa, come evidenziato da ripetute inchieste pubbliche».

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