Il presidio
Castagneti hi-tech Droni per monitorare e una crema dai ricci
A Castel del Piano un incontro illustra le tante applicazioni che l’innovazione mette al servizio di questo settore agricolo
CASTEL DEL PIANO. Droni per il monitoraggio e anche creme a base di castagne e ricci. Insomma, l’innovazione al servizio della castanicoltura competitiva. L’associazione castagna Monte Amiata Igp chiama a raccolta i castanicoltori il 6 aprile, a palazzo Nerucci a Castel del Piano, alle 9,30 per fare il punto del progetto “Open riccio”. E lo fa con l’incontro “Innovazione al servizio della castanicoltura competitiva: l’esperienza di Open riccio”, aconimo di “ottenimento di prodotti evoluti e nuovi cosmetici e ricognizioni interattive per catasto castanicolo ordinario”, che chiude a settembre ed è in corso.
I relatori, Giovanni Alessandri dello studio Agricis, Carla Nati e Filippo di Gennaro del Cnr, Annalisa Santucci dell’Università di Siena e i tecnici Massimo Roggi e Filippo Trilli illustreranno la gestione innovativa nell’agricoltura e l’utilizzo di ricci e bucce di castagne per prodotti cosmetici.
Le conclusioni del convegno, aperto dal capofila Mirco Fazzi, dal sindaco Claudio Franci e dal presidente associazione castagna Lorenzo Fazzi, sono affidate a Fabio Fabbri, dirigente della Regione Toscana. “Open riccio” fa parte del progetto integrato di filiera Vacasto plus che vale 3 milioni di euro, a cui la Regione partecipa con un finanziamento di 1,7 milioni di euro.
«Obiettivo nostro è favorire una castanicoltura attiva partecipata e integrata», spiega il presidente Lorenzo Fazzi che ricorda le gravissime perdite di prodotto subite negli ultimi anni a causa del cinipide, del fungo gnomoniopsis, del cancro corticale e del mal dell’inchiostro. «Eppure – prosegue – ci picchiamo di contrastare l’abbandono dei castagneti e di fronteggiare con questo progetto la carenza di un sistema artigianale e industriale di trasformazione del prodotto fresco».
Una trentina le aziende di tutta l’Amiata senese e grossetana, di una parte dell’alta Maremma e della Montagnola senese coinvolte nel progetto Vacasto plus nel quale spicca il progetto “Open riccio” costituito da due sottoprogetti.
«Il primo si pone l’obiettivo di utilizzare i ricci di castagne e le bucce dei marroni – spiega Giovanni Alessandri – estraendone le sostanze per l’applicazione in campo cosmetico. Il prototipo è pronto e lo stanno testando. Contiene sostanze antiossidanti che potrebbero trovare applicazioni oltre che nell’industria farmaceutica anche nell’industria alimentare come colorante naturale. Parallelamente a questa linea, si sta sperimentando una nuova forma di campionamento e mappatura delle superfici castanicole con l’utilizzo di droni e voli aerei per avere informazioni sullo stato fitosanitario e sulla biomassa proveniente da potature. Si valuterà lo stato di salute di circa 600 ettari di castagneti presenti in cinque comuni. Il progetto è in corso – aggiunge – e termina a settembre».
«Con Open riccio – chiude Fazzi – si prova anche a ripiantare sei ettari di castagneto e a recuperare sei seccatoi. Naturalmente tutte piante autoctone, perché a noi preme l’Igp e le castagne individuate per questo sono il marron buono, la bastarda rossa e il cecio. Lo spirito che ci anima è proprio portare nei mercati un prodotto blasonato e di altissima qualità».
I partner del progetto, che ha un valore di circa 500mila euro, sono il Dipartimento biotecnologie chimica e farmacia (Dbcf) di Siena, lo studio Agricis, l’Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata Igp, le aziende agricole Fazzi Mirco, Ulivieri Andrea, Ulivieri Roberto, Roccone. E ancora Roggi srl, Cnr- Ivalsa (Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree), Cnr-Ibimet (Istituto di biometeorologia) e Cia Toscana.
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