Il Tirreno

Grosseto

Braccagni: «Dov’è finita la bretellina?»

di Giovanna Mezzana
Braccagni: «Dov’è finita la bretellina?»

Perse di nuovo le tracce del progetto Rfi del cavalcaferrovia mentre il sottopasso Fs è nel degrado. La carta della Provincia

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BRACCAGNI . Il futuribile cavalcaferrovia di Braccagni, cioè la bretellina che eliminerebbe due dei quattro passaggi a livello che dividono il paese e di cui si parla da una vita, galleggia ancora nell’universo del fantastico. E più passa il tempo, più gli “anfratti” della stazione del borgo-mignon scivolano nel degrado. Il progetto si dovrebbe essere di nuovo incagliato da qualche parte, dopo la spinta, inaspettata quanto propulsiva, che aveva ricevuto nel giugno 2017 quando Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, società del Gruppo Fs – che lo firma – aveva annunciato l’avvio delle procedure di esproprio di terreni per realizzare l’opera, con tanto di elenco espropriandi (in tutto erano 23 per 24 lotti) pubblicato sull’albo online del Comune di Grosseto. Dov’è finito il progetto? Perché si è arenato? Non lo sanno i residenti per cui gli espropri sono ormai quasi una leggenda metropolitana: eppure il paese è piccolo. Non lo sa la Provincia, secondo la quale a quel progetto di Rfi non manca proprio nulla, come conferma – dopo una verifica con gli uffici – il consigliere provinciale di Forza Italia e con delega alla viabilità Marco Biagioni.

Il progetto. Il paese è circondato da quattro passaggi a livello: Francamente troppi per un mini-borgo. Sono decenni che si parla di eliminarne alcuni. È l’inizio del 2016 quando Regione Toscana, Rfi, Provincia, Comune e (pure) cittadini trovano la quadra: di quattro “varchi” se ne elimineranno due, quelli sulla linea Genova-Torino, cioè su via Garibaldini – il cuore del paese – e via Malenchini; viene previsto anche un rondò sulla vecchia Aurelia che rappresenta un ulteriore intervento migliorativo per la viabilità ma anche per la sicurezza di chi vive il paese; si farà dunque un “cavalcaferrovia sud”, chiamato così perché si realizzerà a sud del paese (verso Grosseto); avrà lo status di strada extraurbana secondaria e correrà per circa un chilometro.

Via libera. «Il 26 gennaio 2016 – dettaglia Biagioni – in una conferenza dei servizi, la Provincia diede tutti pareri favorevoli, sia sotto il profilo della pianificazione che sotto quello della viabilità. Da quel momento non ne abbiamo più saputo nulla, eppure era stata Rfi a farsi avanti». Tutto tace, fino a quando Rfi nel giugno 2017 informa dell’avvio delle procedure di esproprio. Nell’estate 2017 a Braccagni si mormora che qualche proprietario di terreni abbia fatto ricorso al Tar contro la richiesta di esproprio: ma sono voci. Che la bretellina sia stata ostacolata proprio dalla carte bollate? È un mistero.

«Noi la vogliamo». L’idea del cavalcaferrovia piace a tutti: ai braccagnini, che in più di un’occasione – anche dalle pagine del Tirreno – hanno tentato di riportarne la realizzazione sotto le luci della ribalta; e alla giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna: l’assessore Fausto Turbanti mesi fa lo definì «un’ottima occasione per rivedere la viabilità della frazione e togliere smog dal paese». E dovrebbe piacere anche a Ferrovie dello Stato, visto che l’idea era partita proprio da loro.

Il degrado. La viabilità di Braccagni urla vendetta: è obsoleta, ormai, ma che senso avrebbe metterci mano con un progetto simile a mezz’aria? E c’è altro: i residenti denunciano anche che il sottopasso ferroviario che dal binario 1 porta al binario 4 – e che il progetto prevede di “sfondare” e di trasformare in varco ciclopedonale di accesso anche al cimitero – sia ormai una palude di infiltrazioni di acqua (oltreché il ricovero estremo per chi non ha una casa).

La chance. «A questo punto – dice Biagioni – busseremo alla porta di Rfi. È mia intenzione riallacciare i contatti con la società: segnalando lo stato di degrado del sottopasso ferroviario, coglierò anche l’occasione per chiederle che fine ha fatto il progetto della bretellina».

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