Il Tirreno

Grosseto

Sit-in all’ambasciata spagnola di Roma «Giustizia per Elena»

di Giulia Sili
Sit-in all’ambasciata spagnola di Roma «Giustizia per Elena»

Gabriele Maestrini, padre di una delle ragazze morte  in Erasmus, chiede una svolta a due anni dalla vicenda 

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ROMA. «Dos años. Donde esta la verdad? Queremoa Justicia. Vergogna»: c'era scritto così sul cartellone che ieri mattina Gabriele Maestrini (in foto) ha sventolato per tre ore durante il sit-in solitario difronte all'ambasciata spagnola a Roma. Due anni senza verità: il 20 marzo 2016 sua figlia Elena, in viaggio Erasmus, moriva insieme ad altre dodici studentesse sul bus che le stava riportando a Barcellona dopo una serata passata a Valencia in occasione della Fiesta de las Fallas. Il suo è un grido affinché questa vicenda non venga dimenticata: «Chiedo dove è la giustizia – dice – perché è vergognoso il fatto che siano passati due anni tentando di archiviare il caso. Una scelta che va in contrapposizione con le informazioni comunicate dalla polizia. Ad oggi c'è un'istruttoria aperta che non si sa quando e come il magistrato deciderà di chiudere o di portare avanti. Ma, se va avanti il procedimento, dovranno emergere le concause che hanno determinato l'incidente. Il responsabile in primis è l'autista che quella notte guidava il bus, ma io e tutti i genitori delle ragazze vorremmo che venissero fuori le varie concause». Maestrini parla di un'organizzazione ridotta all'osso in vista del risparmio: «È eclatante il modo in cui è stata organizzata la gita culturale da parte dell'associazione parauniversitaria “Esn”. Un ente che ha anche dei finanziamenti da parte della Comunità Europea. Hanno fatto le cose ai minimi termini mettendoci il nome dell'università di Barcellona senza tenere conto della minima garanzia di sicurezza. Si è trattato di una gita di oltre ventiquattro ore con un solo autista che non poteva riposarsi e che quindi ha avuto un colpo di sonno nel viaggio di ritorno. Ce lo dice la prima testimonianza che lui ha dato, non ufficiale, ma riportata da tutti i giornali spagnoli. Le analisi sul mezzo dicono che ha avuto oltre settanta aumenti e decelerazioni negli ultimi cinque minuti prima dell'incidente e ci sono le testimonianze dei ragazzi che si sono salvati che dicono che il bus sbandava e che l'autista apriva il finestrino per prendere aria fresca. Quindi hanno provato ad archiviare un procedimento non tenendo conto di questo». C'è poi anche la sicurezza stradale: «In quel punto c'è una fossa non protetta profonda 48 centimetri – dice Maestrini – la fossa ha dato inerzia per il ribaltamento e questo ha creato la tragedia perché con l'urto il guardrail ha funzionato come un rasoio su chi era davanti». Ma ancora oggi Esn continua ad organizzare lo stesso giro: «Fanno la gita sempre alla festa dei fuochi e anche lo scorso anno è stata fatta – dice il padre di Elena – l'unica cosa è che nel 2016 i ragazzi avevano pagato 20 euro per la gita e quest'anno il costo è salito a 38 perché c'è anche compresa una cena. Quindi alla fine il prezzo è sempre il solito e l'organizzazione chissà se è migliorata». Ieri mattina Maestrini è stato tre ore sotto la pioggia: dall'ambasciata hanno fatto sapere che hanno interessato l'ambasciatore della cosa. «Questo incidente ha toccato i figli e le figlie di tante nazioni – dice Mestrini – e se il caso verrà archiviato di nuovo ci rivolgeremo alla La Corte europea dei diritti dell'uomo. La nostra esigenza è che vengano presi dei correttivi affinché tragedie come questa non accadano mai più».

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