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Gli americani licenziano le sarte cinigianesi
Passa di mano lo storico marchio di biancheria d’élite Defi-Pratesi, perdono il lavoro in dieci. L’appello della sindaca Sani
CINIGIANO. A Cinigiano, addio al lavoro a domicilio della biancheria di lusso. Fra le tante aziende italiane che la crisi scardina alla radice, c’è anche lo storico marchio Defi-Pratesi di Pistoia, ceduto ad una multinazionale americana. Gli effetti si avvertono anche nei comuni amiatini. Fra le circa 60 lavoratrici infatti ci sono anche dieci cinigianesi che prestano la loro opera a domicilio.
Marchio esclusivo il Defi Pratesi: la biancheria è di altissima qualità e ben nota da oltre cento anni a una clientela dai gusti raffinati; fra i clienti si annoverano Liz Taylor, l’Aga Khan e Elton John, Madonna, Lady Gaga. E dormivano nelle preziose lenzuola Defi Pratesi anche Luciano Pavarotti e Michael Jackson. E poi arrivavano ordini dagli emiri che prediligevano questa biancheria tutta confezionata a mano per i loro yacht. Insomma un’epopea del Made in Italy quel marchio, alla cui notorietà hanno contribuito le donne di Cinigiano, che da una vita lavorano da casa, occupandosi del taglio, ricamo, rifiniture e stiratura di quei prodotti tessili di valore. Adesso il lavoro è stato tagliato nel silenzio istituzionale. Ma la sindaca di Cinigiano Romina Sani non ci sta, racconta la storia di un’opportunità lavorativa importante per il borgo e suona la sveglia a sindacati e Regione: «Perdere 10 posti di lavoro in un colpo solo ha ripercussioni socio economiche molto serie in una piccola comunità come quella cinigianese – afferma – la ditta Pratesi è arrivata a Cinigiano nel 1969, tramite suor Carla e suor Gemma che vennero contattate da Athos Pratesi, padre di Federico Pratesi, l’attuale proprietario, per assumere alcune donne del paese esperte di ricamo.
In quel periodo, c’erano sgravi fiscali alle ditte che investivano e assumevano dipendenti in zone disagiate e periferiche. All’inizio vennero assunte quattro donne a cui veniva fornita la stoffa che da casa dovevano ricamare e rifinire a mano. La ditta Pratesi ha sempre lavorato la biancheria e le donne impiegavano in media 10 giorni prima di rimandare in ditta il prodotto finito. Qualche anno dopo erano diventate 16 le lavoratrici di Cinigiano assunte dall’azienda. Alcune di esse sono riuscite ad arrivare alla pensione. Oggi a rischio licenziamento sono rimaste in dieci. Donne che hanno lavorato per una vita per quel marchio, contribuendo con il loro mestiere al successo e alla bellezza dei tessuti confezionati con cura artigianale. È assurdo che queste donne vengano abbandonate al loro destino senza che nessuno si preoccupi di tentare almeno una strada alternativa». E a questo punto Sani si rivolge ai sindacati e alla Regione: «Esprimo tutta la mia solidarietà – conclude – Non nascondo la mia grande preoccupazione per quelle famiglie che potrebbero trovarsi di colpo senza un’entrata. Per questo mi rivolgo ai sindacati e alla Regione, affinché, insieme, si possa provare ad aprire una trattativa per salvare il lavoro delle donne, la storia e la qualità della produzione che, grazie anche a loro, ha mantenuto alto il nome Pratesi».
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