Il Tirreno

Grosseto

Fuga dalle fabbriche «Qui in Maremma è la terra promessa»

di Fiora Bonelli
Fuga dalle fabbriche «Qui in Maremma è la terra promessa»

“Accerchiato” dall’inquinamento, Gerardo Nobili di Colleferro sceglie Arcille per ripartire. Con moglie, figlie e 450 pecore

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ARCILLE. Maremma mon amour. Ma questa volta non tanto per il suo mare, le sue coste, i suoi splendidi litorali. Piuttosto per i pascoli verdeggianti, per la sua vocazione rurale, per i prodotti di altissima qualità che vi si producono. Una fama di una ruralità di eccellenza che valica i confini regionali e che è arrivata nel Lazio, fino a Colleferro del Lazio dove abita e gestisce una grande azienda di allevamento Gerardo Nobili, un giovane allevatore di 34 anni.

Nobili a primavera lascerà Colleferro per approdare proprio in Maremma, ad Arcille (Campagnatico), per la precisione. Vi trasferirà la famiglia, le 450 pecore, i macchinari, tutto il suo patrimonio sentimentale e materiale, insomma.

«Mi sono innamorato della Maremma – dice – da quando ci sono venuto qualche volta in vacanza e sono rimasto stregato dalla vastità dei suoi orizzonti, dai prati, dai campi, dai pascoli, dalla campagna coltivata. Così ho deciso di trasferirmi nell’entroterra maremmano in pianta stabile. Sono un giovane allevatore di ovini e la mia famiglia lo è da tre generazioni, con una grande azienda agricola nella zona di Colleferro nel Lazio».

Ma da Colleferro Gerardo, sebbene a malincuore, ha deciso di andar via. «È una storia dolorosa – racconta – una ferita che sono convinto che in Maremma riuscirò a guarire. Ricominciamo da Campagnatico, dove a primavera avrà inizio una nuova vita».

Il podere di Arcille, che Gerardo ha acquistato dal consigliere comunale Manuel Ciarpi, di Campagnatico, si chiamerà La Rinascita, e la denominazione sintetizza il programma di vita di Gerardo Nobili.

«La mia famiglia, mia moglie, le mie due bambine, un mio dipendente che ci seguirà in questa avventura ed io – spiega – siamo giovani e motivati. Bisogna ricominciare».

Ma perché lo strappo e la fuga dal paese di origine? Gerardo racconta che la sua azienda di Colleferro è al confine con uno spazio su cui si aprono tre industrie. Proprio per gli insediamenti industriali insostenibili, dal 2005 il fiume Sacco, che corre lì vicino, risultò inquinato. Un colpo gravissimo per l’economia agricola della zona che immediatamente fu estromessa dai mercati per paura che i prodotti che uscivano da quel territorio fossero pieni di veleni. «La mia azienda – spiega Nobili – è a monte del fiume e non era toccata dall’inquinamento. Eppure anche io sono stato coinvolto in questo disastro, solo perché sui nostri prodotti compariva il nome di Colleferro. Un calvario, con ordini revocati, con una spada di Damocle costantemente sul collo. Ciliegina sulla torta la trasmissione delle iene sui veleni della valle del Sacco. Non sono riuscito a vendere tutti gli agnelli che mi erano stati ordinati per Natale. Sono fioccate disdette su disdette. E infine la Secosvim, con cui la mia azienda confina, ha impiantato proprio accanto a noi un insediamento industriale. Un ennesimo schiaffo per il mio patrimonio aziendale che è stato così svalutato economicamente».

Nobili ha detto basta. «Ce ne andiamo da lì – dice – e la terra promessa è quella di Arcille. Vi porteremo le nostre 450 pecore Lacaune, una delle razze di pecore migliori al mondo, pregiata per il latte in particolare. Ho già preso contatti col Fiorino di Roccalbegna che mi ritirerà il latte e sono già innamorato anche delle 250 piante di olivo e dei vigneti dell’azienda che ho acquistato. È un’azienda certificata biologica che comprende il casale e vari capannoni servizio. Ne stiamo già facendo costruire un altro e ormai il nostro trasferimento è imminente. Sarà la rinascita».

E dei lupi di Campagnatico Gerardo non ha paura? «Le nostre pecore sono una razza da stalla – spiega – e dunque staranno nei capannoni. Al sicuro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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