A giudizio per abusi edilizi assolti tecnici e costruttori
La Procura aveva richiesto il processo per il funzionario e il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune: secondo il giudice non c’è stato abuso d’ufficio
GROSSETO. L’ipotesi era quella che l’istruttore tecnico Stefania Radi e il responsabile del procedimento della pratica edilizia all’Ufficio tecnico del Comune Paolo Fornasiero avrebbero rilasciato il permesso a costruire che consentiva «la sostituzione edilizia con demolizione, ricostruzione di un fabbricato» anziché «per una nuova costruzione». E per questo la Procura di Grosseto aveva aperto un fascicolo a loro carico, così come aveva fatto per gli ex proprietari del palazzo, per i costruttori e per gli ex proprietari dello stabile di via Emilia finito al centro della vicenda giudiziaria. Ieri mattina il giudice Marco Mezzaluna doveva decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per Sandro Di Battista, 72 anni e Giselda Di Battista, 70 anni (entrambi difesi dall’avvocato Domenico Rechichi) ed ex proprietari dell’immobile per il quale erano stati richiesti i permessi di ristrutturazione, per Antonio Agnoletti, 68 anni e Antonella Agnoletti, 64 anni, legali rappresentanti della Cos.Mar, la società di costruzioni proprietaria dell’immobile a partire dal 2011, difesi da Riccardo Boccini così come Valerio Agnoletti, 40 anni e Susanna Baglioni, 40 anni, per Fernanda Buchetti, 63 anni, difesa dall’avvocato Stefano Fabbiani e per Stefani Radi, il geometra del Comune istruttore della pratica (difesa Roberto Baccheschi)e per Paolo Fornasiero (difesa Luciano Giorgi). Per i due tecnici del Comune, l’accusa era quella di abuso d’ufficio per aver rilasciato quelle autorizzazioni: i due avevano chiesto di essere ammessi al rito abbreviato: il sostituto procuratore aveva chiesto la condanna a tre mesi di reclusione ma il giudice Marco Mezzaluna ha invece assolto i due indagati con formula piena. Secondo la Procura sarebbero state presentate delle dichiarazioni non conformi a quello che poi sarebbe stato realizzato nel palazzo che avrebbe dovuto restare con le volumetrie originali. Volumetrie che prevedevano la ristrutturazione di quattro unità abitative disposte su due livelli, oltre a una soffitta disposta al terzo livello e un’autorimessa. Invece, erano stata realizzata una nuova palazzina con 12 unità abitative disposte su 5 livelli fuori terra, di cui l’ultimo composto da sottotetti mentre al livello interrato erano stati realizzati 11 garage. Il regolamento comunale avrebbe permesso questo ampliamento mentre la legge regionale no. I sottotetti e i volumi realizzati per la costruzione dei garage non “creerebbero” volumi. Per questo il contenzioso si è chiuso con l’assoluzione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
