Entro cinque anni in pensione 50 medici
Un’intera generazione lascerà il lavoro: quella nata tra il ’47 e il ’53
GROSSETO . Su 159 medici di base che si dividono la popolazione adulta della provincia di Grosseto, entro il 2022 se ne potrebbero pensionare addirittura una cinquantina, aprendo di fatto un turn-over senza precedenti da quando il sistema sanitario si è strutturato nel mondo in cui lo conosciamo.
Nel territorio dell’ex Asl 9, nei prossimi due anni, andranno in pensione almeno tre medici, ma la proiezione compiuta da sindacato e azienda è indicativa, tarata al ribasso. Tiene conto, infatti, solo di coloro che compiono 70 anni, cioè dei dottori che vengono obbligatoriamente messi a riposo. In realtà il numero è assai superiore. Perché in pensione possono decidere di andarci tutti coloro che hanno superato lo scalino dei 68 anni e anche gli over 65 che hanno riscattato la laurea. Una tendenza in crescita, nonostante penalizzazioni e decurtazioni sul rateo pensionistico.
Emorragia di camici. Insomma, un’intera generazione di medici (quelli nati tra il 1947 e il 1953), nel prossimo quinquennio, lascerà il posto alle nuove leve. «Sicuramente – spiega Nicola Briganti, 65enne segretario grossetano della Federazione italiana medici – appenderanno il camice al chiodo trentatré settantenni: uno nel 2018, due nel 2019, nove nel 2020, sette nel 2021 e quattordici nel 2022, ma si intravede un trend che potrebbe accrescere questo numero, anticipando l’uscita da un lavoro che è sempre più stressante e carico di burocrazia. Perché l’impegno con i mutuati, paradossalmente, è la meno…».
L’antefatto. La questione del ricambio generazionale tra i medici ospedalieri e quelli di famiglia è emersa qualche giorno fa a livello nazionale. La vicenda, ovviamente, riguarda anche la Maremma. Cosa accadrà non è chiaro. Fino a oggi, e probabilmente per i prossimi due-tre anni, l’Azienda sanitaria è riuscita a garantire le sostituzioni. Il problema del ricambio è nei numeri, troppo bassi, che riguardano quasi tutte le tipologie di specializzazione, ma soprattutto i laureati in medicina che vogliono diventare medici di base. Per farlo bisogna frequentare un corso triennale bandito dalla Regione, che ogni anno mette a disposizione solo 80 posti. Una cifra insufficiente a coprire tutti i pensionamenti.
Il collo di bottiglia. A monte c’è la questione del numero chiuso nelle università, a valle la procedura di sostituzione. I medici di famiglia solitamente vanno in pensione in un’età compresa tra i 68 e i 70 anni, ma anche prima, come detto, se hanno riscattato gli anni dell’università. E ogni volta che un medico lascia si fa il conteggio di quanti pazienti ci sono in quella zona e si divide per il numero di medici in servizio. Se il risultato supera i massimali (ovvero 1. 500 assistiti per medico) scatta la cosiddetta procedura per “zona carente”. Viene così attivata una richiesta in Regione per avere un nuovo medico e da Firenze danno una risposta, sulla base delle graduatorie e della disponibilità a ricoprire il ruolo in quell’area. «Su Grosseto, almeno per i prossimi anni – conclude Briganti – dovremmo avere un numero di tirocinanti sufficiente a garantire il ricambio, mentre qualche sofferenza potremmo registrarla per la cosiddetta continuità assistenziale».
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