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Idee e creatività: ecco il campus dell’innovazione
Cinque giovanissimi lanciano la sfida ai loro coetanei Le lezioni al Casalone: informatica e Inglese in pole position
GROSSETO. Che succede al Casalone? Lo spiegano cinque giovani che da marzo saranno i tutor di un progetto che vedrà coinvolte alcune decine di ragazzi grossetani, pronti a scommettere sulle loro idee e sull’innovazione. A fare da “chioccia” a questa iniziativa, che vorrebbe essere l’embrione di un vero campus dell’innovazione da realizzare recuperando altri spazi dell’ippodromo grossetano, è “Six” start-up innovativa fondata da Bernardo Cigliano, Micol Massai e Domenico Marletta. I cinque ragazzi che sono i primi protagonisti del progetto si sono costituiti in associazione e hanno scelto, come nome “Seven Generation”. Jacopo Leoni, 23 anni, un diploma di grafico all’istituto Bianciardi, è il segretario di Seven Generation e sarà lui a occuparsi dell’organizzazione, degli orari e delle lezioni che ogni giorno i ragazzi potranno frequentare sulle materie più disparate sempre con un taglio mirato ad aumentare le competenze, dall’informatica alla comunicazione, alla lingua straniera, perché il campus vorrebbe aprirsi anche a giovani di altre parti del mondo e l’idea è di arrivare a parlare solo in inglese. «I candidati ideali per questo progetto – spiega – sono tutti i giovani che abbiano voglia di mettersi in gioco, di crescere e di imparare, di lavorare insieme con gli altri».
Accanto « Jacopo, per seguire l’organizzazione, c’è Gabriele Guidi, 18 anni. Gabriele frequenta l’ultimo anno del tecnico grafico e si è avvicinato al progetto «perché cercavo – dice – qualcosa di nuovo, in cui valesse la pena di impegnarmi». Il team manager del gruppo è Vincenzo Hudelika: 19 anni, ha già avuto un’esperienza negli Usa, alcuni mesi fa, grazie al fatto di aver disegnato una scarpa che univa i modelli di due marche diverse. Per questo è stato chiamato a fare il direttore creativo per un progetto che sta andando, adesso, in produzione. Lui, però, ha scelto di tornare in Italia, prendere il diploma e, impegnarsi nel progetto di Six «perché – dice – ho sentito la necessità di crescere ancora sia come persona che come competenze». Un altro giovanissimo, Mattia Firlani, 18 anni, all’ultimo anno del liceo delle scienze umane Rosmini, è l’informatico del gruppo. Praticamente autodidatta, «uso il computer – dice – da quando avevo tre anni», il suo nome figura tra gli informatici che hanno individuato delle vulnerabilità in Joomla. Infine, il più anziano del gruppo, Alberto Agostini, 29 anni: insegna laboratorio multimediale al Bianciardi e lavora come free-lance nel settore del video e della fotografia. Cosa vogliono fare al Casalone? «Pensiamo – dice Alberto – a una sorta di palestra della mente, in cui ciascuno cerca di sviluppare le proprie idee e contemporaneamente mette le proprie competenze a disposizione degli altri». «Da marzo – dice Bernardo Cigliano – inizieremo con 50-60 ragazzi, abbiamo già le domande da selezionare, perché lo spazio oggi a disposizione è limitato (l’area del bar dell’ippodromo, ndr), ma a breve contiamo di avere altro spazio per triplicare le presenze. E poi, guardiamo alla possibilità di recuperare le strutture del Casalone, per destinarle a posti letto per 240 persone, aule e laboratori del campus».
Ai ragazzi viene chiesta una quota minima giornaliera e viene offerta una struttura confortevole, con formazione, strumenti, fibra ottica e una start-up in grado di accelerare idee e progetti da presentare a potenziali investitori. «Qui si viene ad acquisire competenze – dice Alberto – l’importante è far lavorare le teste, perché ogni testa può partorire una buona idea. Non siamo né migliori né peggiori di altri: semplicemente ci abbiamo creduto e abbiamo una visione».
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