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Argine remoto, agli espropriati solo l’80%

Argine remoto, agli espropriati solo l’80%

Una quindicina di proprietari ancora in attesa del saldo: «Non sappiamo quanta terra ci è stata presa»

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ALBINIA. È ancora aperta la partita dei terreni espropriati per realizzare l’argine remoto. L’opera idraulica lunga circa 7 chilometri è stata realizzata in parte nel comune di Manciano e in parte nel comune di Orbetello. Per poterla fare è stato necessario espropriare alcuni terreni agli abitanti della zona del Quarto Albegna (Manciano) e di Polverosa (Orbetello). I soggetti espropriati, circa una quindicina, non hanno ancora ricevuto il saldo.

«Ci hanno pagato solo l’80 per cento di quanto ci spetta – dice Serena Bulgarini, una delle espropriate – dobbiamo ancora avere il saldo». Bulgarini si fa portavoce di tutti gli espropriati, tutti nelle stesse condizioni. «Non è per i soldi – aggiunge Bulgarini – ma per il fatto che all’inizio venimmo accusati di aver ritardato l’opera perché non firmavamo gli atti di esproprio. Ci hanno anche fatto sentire in colpa non considerando che siamo tutti stati colpiti dall’alluvione del 2012 e anche da quella del 2014. Ora però tocca a noi aspettare». Oltre alla partita economica c’è anche un altro aspetto: «Anche fare la domanda per la Pac, per avere i contributi per l’agricoltura – continua Bulgarini – è diventato un problema». Gli espropriati non sanno ancora quanta terra è stata loro effettivamente presa. Fare le dichiarazioni per chiedere i contributi è quindi difficile per il rischio di dichiarare, anche se senza mala fede, il falso.

«Non sappiamo quanta terra ci è stata presa. Quindi non sappiamo mai quanto dichiarare nelle domande che facciamo». Nessuno degli espropriati ha saputo più nulla da quando l’argine remoto è stato concluso. «L’opera è praticamente finita – dice l’imprenditrice – ma alcune cose sono rimaste da fare. Qui vicino casa mia c’è una bocca tarata, l’acqua ristagna, dovevano intervenire ma non si è visto ancora nessuno. Dovevano fare delle misurazioni ma anche qui non abbiamo visto nessun tecnico. Noi vorremmo solo chiudere la partita e passare oltre».

Anche l’associazione Vita, l’estate scorsa, si era occupata del problema. «Durante un incontro con i vertici del Genio Civile – spiega il presidente Dario Santi – e con gli esponenti dei comuni interessati, facemmo presenti questo problema facendoci portatori delle istanze di coloro che abitano quella zona e che hanno già subito, dalle due alluvioni, molti disagi. Ci venne assicurato, era il 6 luglio, che la questione si sarebbe risolata in tempi brevi. Siamo nel 2018 ma ancora una soluzione non c’è stata. Speriamo che possa avvenire a breve in modo che chi sappia in maniera chiara quanta terra è stata occupata, si possano fare richieste per la Pac senza timori di incorrere in errori e possa arrivare agli espropriati tutto quello che spetta loro per aver rinunciato a parte della loro terra per la sicurezza di tutti».

Ivana Agostini

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