Il presidio
Si finge magrebino per rapinare banche Arrestato in città
L’uomo, che ha 48 anni, ha messo a segno sei colpi Prese di mira le filiali Mps vicine alla Siena-Grosseto
GROSSETO. Per evitare di essere riconosciuto, una volta entrato dentro alla banca con la pistola in pugno, fingeva di essere un uomo di origini magrebine facendo leva sulla sua carnagione olivastra e tentando così di sviare le indagini dei carabinieri che però lo hanno arrestato a Grosseto.
È finita così l’epopea del rapinatore che con parte del bottino (100.000 euro circa) si è concesso anche una vacanza alle Antille: Salvatore Tarantino, è ora rinchiuso nel carcere di via Saffi.
C’è voluto tempo, metodo e pazienza da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Siena per ricostruire gli episodi ma alla fine il risultato è stato raggiunto. Il “professionista” delle rapine in banca, un pugliese di 47 anni è stato arrestato dai militari senesi con la collaborazione dei colleghi di Grosseto su ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal procuratore capo Salvatore Vitello, dal pm Nicola Marini ed emessa dal gip Roberta Malavasi in relazione a sei rapine in banca commesse a cavallo fra il 2016 e il 2017 in provincia di Siena. Erano state tutte compiute ai danni di filiali isolate del Monte dei Paschi di Siena, quasi che quel personaggio nutrisse una sorta di scaramantica predilezione per l’istituto bancario senese che in quelle sei occasioni gli aveva fruttato un bottino complessivo di oltre centomila euro. Filiali dove lavorano al massimo tre dipendenti e che si trovano vicine alla Grosseto-Siena: il rapinatore “pendolare” in quel modo, era sempre riuscito ad assicurarsi la fuga.
Aveva cominciato la propria avventura a Rosia il 25 luglio 2016, poi il 29 agosto si era spostato ad Arbia e dopo un anno di pausa era tornato alla carica il 7 agosto 2017 per colpire a Vescovado di Murlo e poi, in rapida successione, era stata la volta di San Giovanni D’Asso il 4 settembre 2017, di Sant’Angelo in Colle e San Rocco a Pilli. Aveva sempre operato in solitaria, approfittando della sua carnagione olivastra aveva preso l’abitudine a simulare un’origine maghrebina, imitando il particolare l’accento nordafricano, storpiando volontariamente la lingua italiana, chiedendo informazioni su come poter inviare bonifici in Marocco. Agiva preferibilmente in orario di chiusura quando nelle piccole filiali degli istituti bancari di paese è difficile incontrare clienti, operando sempre a volto scoperto per aver facile accesso all’obbiettivo. Poi, una volta dentro l’ufficio, estraeva una pistola probabilmente finta ma verosimile e minacciava gli impiegati così da farsi consegnare il denaro in cassa. Completava poi l’operazione ammanettando di schiena con fascette di plastica le sue vittime, che venivano rinchiuse all’interno del bagno della filiale, in maniera da avere il tempo di allontanarsi a piedi verso un’auto che lo attendeva nelle strade viciniori. Nell’episodio di San Rocco a Pilli un passante però è riuscito a segnarsi la targa dell’auto, confondendosi però sul modello della vettura.
I carabinieri, con quella traccia in mano, si sono messi subito al lavoro: il sospetto che il rapinatore fosse di Grosseto, è stato presto confermato. Il dettaglio della targa era stato fondamentale: i carabinieri hanno controllato infatti tutte le telecamere che erano sul percorso Siena-Grosseto scoprendo così dove abitasse Tarantino.
L’auto, tra l’altro, era stata rubata e viaggiava con una targa anch’essa rubata: aveva girato la provincia maremmana e questo aveva consentito ai militari di identificarlo. Era seguita una meticolosa ricerca in termini di geolocalizzazione dell’uomo e della macchina: c’erano poi stati i riconoscimenti da parte delle vittime. Erano stati cristallizzati chiari riscontri su una stecca a un dito della mano sinistra e su una fasciatura al braccio destro che avevano contraddistinto il rapinatore solitario. Erano stati così raccolti elementi che hanno consentito di arrivare alla proposta che il pm Marini alla richiesta di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip.
Durante la perquisizione a casa sono saltate fuori le chiavi dell’auto rubata e l’abbigliamento utilizzato per le rapine.
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