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«Per Palumbo il reato è ormai prescritto»
di Pierluigi Sposato
Pandora 1, il difensore ritiene scaduti i termini dell’associazione per delinquere. Arringa anche per Rossi (Studio Verde)
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GROSSETO. «Nessuno vuole disconoscere il fatto che siano stati commessi dei reati, ma non c’era alcun programma associativo illecito: Stefano Rossi voleva caso mai solo commettere dei reati specifici». L’avvocato Andrea De Cesaris, difensore del titolare di Studio Verde, prova a smontare l’accusa più grave per uno dei principali imputati di “Pandora 1”, per il quale l’accusa ha chiesto 7 anni e mezzo.
Lo fa con due ore di arringa e con una lunga memoria nella quale, risultati del dibattimento alla mano, indica quali sono i punti deboli dell’accusa e perché non possa essere riconosciuto l’articolo 416. Utilizza le dichiarazioni di Gabriele Valassina, indicato da lui come «socio occulto» dello studio, e di Paolo Palumbo, collaboratore con una retribuzione del 20% dei casi portati. Palumbo che, a giudizio di De Cesaris, sarebbe responsabile esclusivo anche del reato fine più grave, quello del falso per induzione in un atto fidefacente in relazione a un incidente contestato e alle certificazioni conseguenti. «E comunque non è che se ci sono tanti reati fine c’è l’associazione per delinquere». Secondo l’avvocato, Rossi e Valassina vollero costituire una società per gestire la materia infortunistica «legittimamente», prima con l’idea di un franchising e poi autonomamente perché la prima ipotesi aveva costi troppo alti. Palumbo venne allontanato nella primavera 2009: «Da quel momento non ci sono più sinistri falsi».
Il difensore, che chiede l’assoluzione per tutti i reati o comunque che scatti la prescrizione, torna a soffermarsi anche sulla posizione di Simona Bonsanti, la moglie (chiesti per le 4 anni e mezzo), per sostenere che non è responsabile né di associazione, né di corruzione, né di truffa, né di falso. «Non è mai andata allo studio, non ha mai avuto rapporti con i medici, mentre i paramedici ci dicono sì di essere stati contattati ma che non c’è mai stato alcun accordo illecito».
E Palumbo? A sua tutela si spende l’avvocato Filippo Maria Bougleux, iniziando dai quei due soli capi di imputazione, dice, di cui è adesso chiamato a rispondere rispetto agli 89 iniziali, anche in forza della prescrizione (la richiesta del pm Marco Nassi è comunque di 4 anni e mezzo). Un collaboratore chiamato a collaborare da Studio Verde in virtù delle conoscenze da lui vantate ma che Rossi e Valassina avevano poi liquidato, perché si erano resi conto che «non faceva niente, non aveva i canali che aveva assicurato; gli avevano sbattuto la porta in faccia anche i medici». E poi anche perché «aveva creato un numero considerevole di problemi» allo studio. Lo testimoniano anche le conversazioni intercettate («non so cosa stia facendo, non se se abbia incassato o no», si sente in una di queste). «Inefficiente, inaffidabile, incontrollabile»: così secondo il legale risultava il suo assistito agli occhi dei soci. Oltre a non poter essere riconosciuto colpevole dell’accusa di associazione per delinquere, Palumbo secondo Bougleux risulta estraneo da almeno quattro sinistri, perché avvenuti quando lui era già stato allontanato o perché gestiti da altri. E ci sono poi sinistri gestiti totalmente da lui e di cui Studio Verde non sapeva nulla, come ad esempio quello sequestrato a casa sua. «E infine ci sono sette incidenti per i quali il contributo di Palumbo esiste ma in maniera limitata».
Certamente, secondo Bougleux, «Palumbo ha contribuito a 5-6 forse 7 sinistri falsi» e con il suo allontanamento l’attività di Studio Verde «fiorisce». Ma ritenerlo responsabile del reato associativo, sotto qualsiasi forma, è troppo, perché qui «si è parlato di una fabbrica di soldi, ma ci sono soltanto due noccioline e tre pistacchi. Questo è un rigagnolo dell’inchiesta madre», anche perché Palumbo non ha avuto contatti né con i medici né con i paramedici imputati. «E comunque l’associazione per delinquere è ormai prescritta: se Palumbo esce da Studio Verde tra il 6 e l’8 aprile 2009, come risulta anche da un’intercettazione del 9 aprile, la prescrizione scatta nel gennaio 2018». Assoluzione invece viene chiesta per l’altro reato, quello di falso.
Lo fa con due ore di arringa e con una lunga memoria nella quale, risultati del dibattimento alla mano, indica quali sono i punti deboli dell’accusa e perché non possa essere riconosciuto l’articolo 416. Utilizza le dichiarazioni di Gabriele Valassina, indicato da lui come «socio occulto» dello studio, e di Paolo Palumbo, collaboratore con una retribuzione del 20% dei casi portati. Palumbo che, a giudizio di De Cesaris, sarebbe responsabile esclusivo anche del reato fine più grave, quello del falso per induzione in un atto fidefacente in relazione a un incidente contestato e alle certificazioni conseguenti. «E comunque non è che se ci sono tanti reati fine c’è l’associazione per delinquere». Secondo l’avvocato, Rossi e Valassina vollero costituire una società per gestire la materia infortunistica «legittimamente», prima con l’idea di un franchising e poi autonomamente perché la prima ipotesi aveva costi troppo alti. Palumbo venne allontanato nella primavera 2009: «Da quel momento non ci sono più sinistri falsi».
Il difensore, che chiede l’assoluzione per tutti i reati o comunque che scatti la prescrizione, torna a soffermarsi anche sulla posizione di Simona Bonsanti, la moglie (chiesti per le 4 anni e mezzo), per sostenere che non è responsabile né di associazione, né di corruzione, né di truffa, né di falso. «Non è mai andata allo studio, non ha mai avuto rapporti con i medici, mentre i paramedici ci dicono sì di essere stati contattati ma che non c’è mai stato alcun accordo illecito».
E Palumbo? A sua tutela si spende l’avvocato Filippo Maria Bougleux, iniziando dai quei due soli capi di imputazione, dice, di cui è adesso chiamato a rispondere rispetto agli 89 iniziali, anche in forza della prescrizione (la richiesta del pm Marco Nassi è comunque di 4 anni e mezzo). Un collaboratore chiamato a collaborare da Studio Verde in virtù delle conoscenze da lui vantate ma che Rossi e Valassina avevano poi liquidato, perché si erano resi conto che «non faceva niente, non aveva i canali che aveva assicurato; gli avevano sbattuto la porta in faccia anche i medici». E poi anche perché «aveva creato un numero considerevole di problemi» allo studio. Lo testimoniano anche le conversazioni intercettate («non so cosa stia facendo, non se se abbia incassato o no», si sente in una di queste). «Inefficiente, inaffidabile, incontrollabile»: così secondo il legale risultava il suo assistito agli occhi dei soci. Oltre a non poter essere riconosciuto colpevole dell’accusa di associazione per delinquere, Palumbo secondo Bougleux risulta estraneo da almeno quattro sinistri, perché avvenuti quando lui era già stato allontanato o perché gestiti da altri. E ci sono poi sinistri gestiti totalmente da lui e di cui Studio Verde non sapeva nulla, come ad esempio quello sequestrato a casa sua. «E infine ci sono sette incidenti per i quali il contributo di Palumbo esiste ma in maniera limitata».
Certamente, secondo Bougleux, «Palumbo ha contribuito a 5-6 forse 7 sinistri falsi» e con il suo allontanamento l’attività di Studio Verde «fiorisce». Ma ritenerlo responsabile del reato associativo, sotto qualsiasi forma, è troppo, perché qui «si è parlato di una fabbrica di soldi, ma ci sono soltanto due noccioline e tre pistacchi. Questo è un rigagnolo dell’inchiesta madre», anche perché Palumbo non ha avuto contatti né con i medici né con i paramedici imputati. «E comunque l’associazione per delinquere è ormai prescritta: se Palumbo esce da Studio Verde tra il 6 e l’8 aprile 2009, come risulta anche da un’intercettazione del 9 aprile, la prescrizione scatta nel gennaio 2018». Assoluzione invece viene chiesta per l’altro reato, quello di falso.
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