Il Tirreno

Grosseto

IL CASALONE

All’ippodromo si ricomincia a correre

di Giovanna Mezzana
6 dicembre: Dionisio da Clodia vince il Premio d’autunno dell’anglo-arabo (Foto G.Mezzana)
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6 dicembre: Dionisio da Clodia vince il Premio d’autunno dell’anglo-arabo (Foto G.Mezzana)

Grosseto: niente chiusura: in programma 7 giornate, si parte il 2 febbraio. Resta “il giallo” della classificazione del Ministero

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GROSSETO. Sull’erba del Casalone i cavalli galopperanno di nuovo: dal 2 febbraio e per almeno due mesi. Sette corse che rincorrono la salvezza. L’ombra della dismissione non svanisce dallo storico ippodromo grossetano, ma almeno – per ora – si allontana. Ci sono quasi 9 milioni di debiti che zavorrano il bilancio 2016 della società Ippodromo del Casalone, che rappresenta il segmento corse, tra i soci di maggioranza ha la Società maremmana per le corse dei cavalli e detiene il 100% della Ippoinvest, proprietaria dell’Ippodromo d’Abruzzo. E poi c’è un decreto ministeriale – il 681 del 2016, il famigerato “Decreto Castiglione” – che deve ridisegnare la geografia dell’ippica del Belpaese e che ancora non si sa dove “vada a parare”. La situazione dunque è estremamente difficile ma la novità – inaspettata – della riapertura delle corse la dice lunga su quanto i soci – per lo più famiglie grossetane e maremmane che detengono piccole partecipazioni tra il 2 e il 10% – non vogliano alzare bandiera bianca.

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La buona notizia. È la mattina del 16 gennaio quando tra allevatori e artieri si diffonde la notizia che al tondino del Casalone potrebbero tornare i cavalli. A stretto giro: a febbraio e forse, persino, anche a marzo. Apriamo il sito web ma non c’è traccia della notizia che la Maremma dei cavalli attendeva con il motto “ci spero ma non ci conto”. Il calendario spunterà sul sito ufficiale dell’ippodromo qualche ora dopo – con lo status di “bozza provvisoria” per le giornate del 2, 9 e 16 febbraio 2018 – ma intanto la conferma arriva dal direttore del Casalone, Valfredo Valiani. «Noi siamo pronti per fare le corse – dice – Ci siamo messi al lavoro anche se con il fiato sul collo». «Quattro giornate a febbraio e tre a marzo». Bene. E pensare che per qualcuno l’ippodromo di Grosseto doveva essere già chiuso. E invece no. Unico de Aighenta, il portentoso mezzosangue dal manto sauro, che il 6 dicembre vinse quella che tutti temevano sarebbe stata l’ultima corsa del Casalone, ha portato bene: era stato allevato da un grossetano Unico, e gli ottimisti dicevano che quel dettaglio poteva essere presagio di buona sorte.

Il mistero della categoria. Una rondine non fa primavera. «Rimaniamo vincolati alle risposte che devono arrivare dal ministero» nota Valiani. Al Casalone si temono gli effetti del “Decreto Castiglione”, Giuseppe Castiglione, il sottosegretario che in seno al ministero dell’Agricoltura detiene la delega per il settore ippico. Un allegato a quel decreto fissa criteri e parametri che saranno utilizzati per la futuribile classificazione degli ippodromi italiani. «I dati ufficiali per l’inserimento nelle categorie, però – sintetizza la questione Valiani – li ha in mano solo il ministero. E noi non abbiamo idea di quali possano essere le conseguenze della classificazione». L’attribuzione di una “classe” o di un’altra avrà effetti sia sulla programmazione che sulle risorse che Roma destinerà a ciascuna struttura ippica. Non è una questione secondaria, dunque.

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«Ci sono». Dal Casalone parte un appello a chi siede al ministero del Settore Primario, ma anche ai parlamentari del territorio. Luca Sani, deputato massetano Pd, presidente della commissione agricoltura della Camera, l’ha già raccolto: «Ho parlato con il sottosegretario Castiglione – informa – perché venga fatta una verifica sullo stato dell’arte per il Casalone. E tramite la mia segreteria ho chiesto alla società Ippodromo del Casalone degli atti sulla base dei quali ci si possa muovere: sono in attesa di riceverli». Soci, amministratori, politici del territorio: la speranza è che l’unione non faccia solo la forza ma anche la differenza.

Gli altri nodi. Classificazione ministeriale a parte, ci sono altri nodi da sciogliere per il futuro del trotter grossetano. C’è da capire se sia percorribile la strada di un restyling dell’ippodromo d’Abruzzo finalizzato alla vendita, che assicurerebbe liquidità al Casalone. E poi c’è l’esposizione nei confronti delle banche (vedi box) per quasi sei milioni di euro.
 

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