Il presidio
Morto sul lavoro Assolto il titolare
di Pierluigi Sposato
Flavio Montagnani era rimasto schiacciato sotto un “Merlo” Per tre volte la Procura aveva chiesto l’archiviazione
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GROSSETO. La Procura aveva chiesto l’archiviazione per tre volte. E per tre volte i familiari di Flavio Montagnani, morto a 41 anni in un incidente sul luogo di lavoro, il 20 febbraio 2012, avevano presentato opposizione all’archiviazione. Oggi, dopo che il gip aveva imposto la formulazione coatta dell’accusa per omicidio colposo, la conclusione: «assolto perché il fatto non costituisce reato» Alvo Gentili, il titolare dell’azienda, la Vibralcementi di via Aurelia nord, dove l’incidente era avvenuto.
Così ha deciso il giudice Marco Mezzaluna, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio. La famiglia di Montanari, madre e fratelli, era rappresentata dall’avvocato Marco Picchi mentre l’imprenditore era difeso dall’avvocato Alessandro Maria Lecci, che ha sollecitato il proscioglimento sulla scorta delle conclusioni della Procura. Il giudice depositerà entro due mesi le motivazioni.
A parere del gip Sergio Compagnucci, che nel febbraio scorso aveva imposto il processo, la vicenda era chiara nella sua dinamica: Montagnani, magazziniere, ripulita la cabina di guida di un mezzo cosidetto “Merlo” dai vetri rotti poche ore prima, aveva azionato il mezzo stesso sollevando il braccio in modo da poter aspirare anche i frammenti finiti sotto l’alloggiamento: nel muoversi aveva inavvertitamente fatto pressione sulla leva del braccio che, silenziosamente, era scesa e lo aveva schiacciato. Inutili tutti i soccorsi. Ciò che doveva essere approfondito era se Montagnani, magazziniere, poteva condurre un mezzo come quello; se l’uomo aveva una formazione specifica; se erano stati messi a disposizione di Montagnani strumenti idonei.
Inizialmente, la Procura aveva chiesto l’archiviazione ritenendo che il tutto fosse dovuto a una condotta imprudente di Montagnani. La famiglia si era opposta e nel novembre 2015 era stati disposti nuovi accertamenti, per capire se l’attività di pulizia del mezzo rientrasse nelle mansioni della vittima o se fossero necessarie particolari competenze. Nel giugno 2016, dopo che la Procura aveva ribadito la richiesta di archiviazione, il gip aveva sollecitato ulteriori accertamenti, poiché non sarebbe stata presa in considerazione una dichiarazione di un collega di lavoro secondo la quale il “Merlo” era utilizzato solo eccezionalmente dai magazzinieri. Il ct Gianfranco Savelli, incaricato dalla Procura, aveva concluso per la compatibilità tra qualifica e mezzi da utilizzare, anche perché nel 2008 il personale era stato informato dei rischi dell’uso del “Merlo”. Poco dopo la famiglia si era di nuovo opposta all’archiviazione, sostenendo che Flavio aveva sì utilizzato il mezzo ma solo per spostarlo da un luogo all’altro dell’azienda e non per sollevare merci.
E così il gip aveva imposto il dibattimento, rilevando che Montagnani casomai era abituato a usare il muletto e non il “Merlo”, che ha caratteristiche del tutto diverse; che l’attività svolta in quel momento (pulizia delle parti esterne) era molto più pericolosa di quella di mera pulizia dell’abitacolo interno; che nessuno dei dipendenti aveva riferito che erano state indicazioni specifiche sull’uso del mezzo; che Montagnani, in ultima analisi, non aveva ricevuto una formazione adeguata e che comunque la riunione risaliva a 4 anni prima. Su questi argomenti si è svolta l’udienza, con il rito abbreviato: la giornata di ieri è stata riservata alle sole repliche, le conclusioni erano state formulate alla fine di ottobre. Poi il giudice si è ritirato ed è tornato in aula per leggere il dispositivo dopo un’ora di camera di consiglio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Così ha deciso il giudice Marco Mezzaluna, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio. La famiglia di Montanari, madre e fratelli, era rappresentata dall’avvocato Marco Picchi mentre l’imprenditore era difeso dall’avvocato Alessandro Maria Lecci, che ha sollecitato il proscioglimento sulla scorta delle conclusioni della Procura. Il giudice depositerà entro due mesi le motivazioni.
A parere del gip Sergio Compagnucci, che nel febbraio scorso aveva imposto il processo, la vicenda era chiara nella sua dinamica: Montagnani, magazziniere, ripulita la cabina di guida di un mezzo cosidetto “Merlo” dai vetri rotti poche ore prima, aveva azionato il mezzo stesso sollevando il braccio in modo da poter aspirare anche i frammenti finiti sotto l’alloggiamento: nel muoversi aveva inavvertitamente fatto pressione sulla leva del braccio che, silenziosamente, era scesa e lo aveva schiacciato. Inutili tutti i soccorsi. Ciò che doveva essere approfondito era se Montagnani, magazziniere, poteva condurre un mezzo come quello; se l’uomo aveva una formazione specifica; se erano stati messi a disposizione di Montagnani strumenti idonei.
Inizialmente, la Procura aveva chiesto l’archiviazione ritenendo che il tutto fosse dovuto a una condotta imprudente di Montagnani. La famiglia si era opposta e nel novembre 2015 era stati disposti nuovi accertamenti, per capire se l’attività di pulizia del mezzo rientrasse nelle mansioni della vittima o se fossero necessarie particolari competenze. Nel giugno 2016, dopo che la Procura aveva ribadito la richiesta di archiviazione, il gip aveva sollecitato ulteriori accertamenti, poiché non sarebbe stata presa in considerazione una dichiarazione di un collega di lavoro secondo la quale il “Merlo” era utilizzato solo eccezionalmente dai magazzinieri. Il ct Gianfranco Savelli, incaricato dalla Procura, aveva concluso per la compatibilità tra qualifica e mezzi da utilizzare, anche perché nel 2008 il personale era stato informato dei rischi dell’uso del “Merlo”. Poco dopo la famiglia si era di nuovo opposta all’archiviazione, sostenendo che Flavio aveva sì utilizzato il mezzo ma solo per spostarlo da un luogo all’altro dell’azienda e non per sollevare merci.
E così il gip aveva imposto il dibattimento, rilevando che Montagnani casomai era abituato a usare il muletto e non il “Merlo”, che ha caratteristiche del tutto diverse; che l’attività svolta in quel momento (pulizia delle parti esterne) era molto più pericolosa di quella di mera pulizia dell’abitacolo interno; che nessuno dei dipendenti aveva riferito che erano state indicazioni specifiche sull’uso del mezzo; che Montagnani, in ultima analisi, non aveva ricevuto una formazione adeguata e che comunque la riunione risaliva a 4 anni prima. Su questi argomenti si è svolta l’udienza, con il rito abbreviato: la giornata di ieri è stata riservata alle sole repliche, le conclusioni erano state formulate alla fine di ottobre. Poi il giudice si è ritirato ed è tornato in aula per leggere il dispositivo dopo un’ora di camera di consiglio.
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