il dibattito locale
Abolire le tasse per tutti? Favorevoli e contrari
GROSSETO. Pietro Grasso, leader della lista elettorale Liberi e Uguali, ha proposto di abolire le tasse universitarie per tutti gli studenti delle università pubbliche. Il dibattito che ne è...
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GROSSETO. Pietro Grasso, leader della lista elettorale Liberi e Uguali, ha proposto di abolire le tasse universitarie per tutti gli studenti delle università pubbliche. Il dibattito che ne è scaturito ha avuto un’appendice anche a Grosseto.
Il leader di Articolo Uno Luca Alcamo, che potrebbe essere candidato alle prossime politiche con Leu, su Facebook ha rilanciato l’idea di Grasso. «L’università è un diritto, come la salute. E come tale deve, secondo noi, essere gratuita per tutti. Il che non si traduce in “meno soldi all’università”, anzi. L’anno scorso abbiamo speso 16 miliardi in defiscalizzazioni e contributi ad aziende che li hanno usati non per creare lavoro e ricchezza ma per aumentare il margine di profitto, basta un decimo di quei fondi per finanziare l’università gratuita per tutti. Istruzione e sanità completamente gratuiti non sono una proposta populista, ma di sinistra. La scuola non deve pagarsi da sola. Considerazione che vale per i licei e può valere anche per le università. A volte si confondono i diritti con i servizi. Se non pago le tasse per frequentare il liceo o l’istituto commerciale perché devo pagarle per frequentare l’università? Serve un miliardo e mezzo? È necessario prenderlo da un’altra parte e spostarlo sulla spesa universitaria. La promessa abolizione del canone ne costerebbe due di miliardi, basta non buttare quei soldi e già sono trovati. Non mi faccio più fregare da chi mi dice “non si può fare” senza neanche fare i conti. Per noi di Liberi e Uguali l’abolizione delle tasse universitarie non è una bandiera elettorale, ma una convinzione».
La professoressa Luciana Rocchi dissente: «Ho letto questa notizia e non sono riuscita a digerirla in silenzio. Premetto che non sono renziana, ho difficoltà ad andare verso queste elezioni perché vedo all’orizzonte un brutto futuro, comunque. L’università non ha un turnover; i ricercatori più o meno bravi disposti ad andarsene cercano opportunità fuori d’Italia. La ricerca di base manca di ossigeno. Quali mai risorse avremo per l’università se la si rende gratuita? Un apologo: sono di famiglia proletaria, ho studiato sotto governi conservatori grazie a forme di welfare, dai presalari ad altro, insieme a compagni e compagne di studio di famiglie in grado di far fronte alle spese. A me preme molto l’università, è opinione comune che la ricerca farà la differenza tra il progresso e il declino. Non è con proposte populiste (questo a me pare sia) che si può progredire».
«Abolire le tasse universitarie, la proposta di Liberi e Uguali – commenta infine il consigliere comunale del Pd Marco Di Giacopo, studente universitario – mi pare francamente insensata. In Toscana, regione che spicca nel diritto allo studio, siamo tra i primi (se non i primi) a dare più borse. Le tasse non fanno piacere a nessuno: anzi, per famiglie come la mia che hanno più di un figlio all’università sono un bel sacrificio. Ma è uno sforzo necessario per vedere i figli realizzati nel loro percorso, nella loro futura professione. Il problema è che troppo spesso questo non avviene. Sarebbe allora sensato, invece di fare proposte spot che puntualmente ci rinfacciamo a vicenda, che ci concentrassimo sul punto della questione: i giovani e il lavoro». (g. b.)
Il leader di Articolo Uno Luca Alcamo, che potrebbe essere candidato alle prossime politiche con Leu, su Facebook ha rilanciato l’idea di Grasso. «L’università è un diritto, come la salute. E come tale deve, secondo noi, essere gratuita per tutti. Il che non si traduce in “meno soldi all’università”, anzi. L’anno scorso abbiamo speso 16 miliardi in defiscalizzazioni e contributi ad aziende che li hanno usati non per creare lavoro e ricchezza ma per aumentare il margine di profitto, basta un decimo di quei fondi per finanziare l’università gratuita per tutti. Istruzione e sanità completamente gratuiti non sono una proposta populista, ma di sinistra. La scuola non deve pagarsi da sola. Considerazione che vale per i licei e può valere anche per le università. A volte si confondono i diritti con i servizi. Se non pago le tasse per frequentare il liceo o l’istituto commerciale perché devo pagarle per frequentare l’università? Serve un miliardo e mezzo? È necessario prenderlo da un’altra parte e spostarlo sulla spesa universitaria. La promessa abolizione del canone ne costerebbe due di miliardi, basta non buttare quei soldi e già sono trovati. Non mi faccio più fregare da chi mi dice “non si può fare” senza neanche fare i conti. Per noi di Liberi e Uguali l’abolizione delle tasse universitarie non è una bandiera elettorale, ma una convinzione».
La professoressa Luciana Rocchi dissente: «Ho letto questa notizia e non sono riuscita a digerirla in silenzio. Premetto che non sono renziana, ho difficoltà ad andare verso queste elezioni perché vedo all’orizzonte un brutto futuro, comunque. L’università non ha un turnover; i ricercatori più o meno bravi disposti ad andarsene cercano opportunità fuori d’Italia. La ricerca di base manca di ossigeno. Quali mai risorse avremo per l’università se la si rende gratuita? Un apologo: sono di famiglia proletaria, ho studiato sotto governi conservatori grazie a forme di welfare, dai presalari ad altro, insieme a compagni e compagne di studio di famiglie in grado di far fronte alle spese. A me preme molto l’università, è opinione comune che la ricerca farà la differenza tra il progresso e il declino. Non è con proposte populiste (questo a me pare sia) che si può progredire».
«Abolire le tasse universitarie, la proposta di Liberi e Uguali – commenta infine il consigliere comunale del Pd Marco Di Giacopo, studente universitario – mi pare francamente insensata. In Toscana, regione che spicca nel diritto allo studio, siamo tra i primi (se non i primi) a dare più borse. Le tasse non fanno piacere a nessuno: anzi, per famiglie come la mia che hanno più di un figlio all’università sono un bel sacrificio. Ma è uno sforzo necessario per vedere i figli realizzati nel loro percorso, nella loro futura professione. Il problema è che troppo spesso questo non avviene. Sarebbe allora sensato, invece di fare proposte spot che puntualmente ci rinfacciamo a vicenda, che ci concentrassimo sul punto della questione: i giovani e il lavoro». (g. b.)
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