Il Tirreno

Grosseto

Pecore azzannate davanti al podere: lo stillicidio continua

di Fiora Bonelli
Pecore azzannate davanti al podere: lo stillicidio continua

A Istia d’Ombrone un predatore aggredisce un gregge. L’allevatore: «Dalla politica solo promesse prima del voto»

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ISTIA D’OMBRONE (GROSSETO). Si è trovato davanti agli occhi il predatore. Un animale grosso e con una pecora in bocca. Di pecore ne aveva già azzannate altre due che poi sono morte, come la terza. Altri due capi mancano all’appello.

L’aggressione a danno dell’allevatore Luca Petrucci è accaduta giovedì a Istia d’Ombrone (Grosseto) ed è l’ultima di una lunga serie di predazioni e di sangue, uno stillicidio che pare interminabile con decine e decine di capi morti.

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Petrucci, che poco tempo fa aveva segnalato altre perdite notevoli del suo gregge, è esausto. «Mi sono trovato davanti un animale grande – dice – e la mia azienda si trova alle porte della città di Grosseto. Chi ha orecchie per intendere intenda. È pericoloso per tutti, per chi come me vi abita e per chi passa di qua, sulla strada provinciale che corre davanti al mio podere. E non è certo la prima volta che denuncio i fatti. Io giovedì non avevo nulla fra le mani per difendermi, altrimenti avrei usato quel che avevo, perché ne va della mia incolumità. Il predatore aveva già sgozzato due bestie ed era sopra la terza. Nemmeno le mangia, le azzanna e succhia il sangue».

Petrucci ribadisce che a nulla valgono le prevenzioni. «Il pascolo è proprio sotto casa mia – dice – possiedo cani da guardianìa, che tengo a bada del gregge. Ma è una lotta senza esiti perché la politica non vuole risolvere le cose. Non c’è la volontà di chi ci governa a valutare il problema».

Petrucci lotta da anni contro predazioni continue al suo gregge e ha perduto la fiducia in tutti e tutto. «Quando un allevatore vede queste stragi – dice – con la conseguenza che le pecore restano stressate per giorni e giorni e abortiscono o non producono latte, l’ansia ti assale. Quell’entusiasmo che ci aveva sostenuto negli anni tranquilli, è scomparso, insieme alla voglia di continuare. Nell’arco di un anno sono decine e decine le pecore morte. Senza contare i danni indotti e soprattutto questa incertezza nello stomaco che non passa mai, questa angoscia, che nessuno si impegna ad alleviare».

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Petrucci tira in ballo politici e associazioni di categoria. «Politici? Non sanno di cosa si parli. In tempo di elezioni – dice – fanno promesse su promesse. E poi invece di eradicare il problema, decidono di chiudere le pecore nei recinti e di inquinare tutti i pascoli con decine e decine di cani che dobbiamo mantenere e che sono pericolosi per i passanti. Chi non vive in azienda non può capire di cosa si tratta. E si preferisce dar retta agli pseudoambientalisti che sostengono che i predatori devono stare liberi e le pecore barricate nei recinti. Come se le pecore fossero animali di infima categoria. Le predazioni sono aumentate anche se le denunce sono ormai rare: costo degli smaltimenti esosi, risarcimenti zero. Perché denunciare?».

E infine l’appello: «Già che si sente odore di elezioni, è capace che qualcuno farà qualche proposta. Ma noi vogliamo che questi animali siano tolti di mezzo dal territorio. Non si vogliono uccidere? Bene, ma li mantengano i nostri amministratori e non noi allevatori. Dove? Lontano dai pascoli. Il fatto è che a chi ci governa mancano idee, iniziative e cognizione del problema. Cosa ci dovremmo aspettare?».


 

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