Nuova autorizzazione per riaprire l’impianto «Non c’è alcuno stop»
di Paola Villani
La società Scarlino Energia aspetta la risposta della Regione La sentenza della Cassazione riguarda la Via del 2012
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SCARLINO. «Non c’è nessuno stop definitivo all’inceneritore di Scarlino. La sentenza della Cassazione, come quella del Consiglio di Stato dell’aprile scorso, si riferiscono all’autorizzazione del 2012 e non a quella successiva del 2015».
Dopo mesi di silenzio Scarlino Energia, azienda proprietaria dell’impianto, risponde a chi, contrario al riavvio dell’inceneritore, ha commentato le ultime vicende giudiziarie relative a quella fabbrica.
Un lungo documento tecnico per precisare alcuni aspetti legati alla decisione della Corte Suprema e alla sentenza del Consiglio di Stato dell’aprile scorso, che, come tengono a ribadire i vertici aziendali, fanno riferimento entrambe all’autorizzazione concessa all’impianto dalla Provincia di Grosseto nel 2012.
Oggi in ballo però c’è il secondo documento autorizzativo formulato dalla Regione Toscana – ente competente in materia dopo la soppressione delle Province – documento che risale all’ottobre del 2015, che è nuovamente in fase di approfondimento.
A fine novembre, Scarlino Energia ha depositato agli uffici regionali delle integrazioni a seguito della sentenza del Tar del luglio scorso che in parte ha dato ragione ai Comuni di Follonica e Scarlino, e ai comitati ambientalisti, su due dei quattro punti per i quali avevano proposto un ricorso nei confronti appunto dell’ultima Via (Valutazione d’impatto ambientale) rilasciata dalla Regione nel 2015. Un intreccio di sentenze, casi ancora aperti (a inizio dicembre i Comuni di Follonica e Scarlino si sono nuovamente rivolte ai giudici del Consiglio di Stato per annullare la decisione del Tar nella parte in cui non ha accolto il ricorso), nuove autorizzazioni, conferenze dei servizi alle porte e centinaia di pagine di documenti e controdeduzioni. Una vicenda complicata che si snoda tra le aule di tribunale e gli uffici tecnici regionali. La versione di Scarlino Energia in merito alla sentenza della Cassazione e a quella del Consiglio di Stato dell’aprile scorso è semplice: quelle decisioni riguardano la vecchia autorizzazione concessa nel 2012 dalla Provincia di Grosseto, autorizzazione annullata dal Consiglio di Stato nel 2015, poi però sostituita nello stesso anno dal nuovo benestare della Regione Toscana. «Entrambe le pronunce concernono, sotto diversi profili, la medesima sentenza del Consiglio di Stato numero 163 del 2015– dicono dalla società – È bene precisare che le suddette pronunce contribuiscono senz’altro a definire quella vicenda amministrativa e giurisdizionale ma che, a differenza di quanto da taluno strumentalmente sostenuto, non implicano in alcun modo preclusioni di principio al proseguimento dell’iniziativa, ovviamente nelle forme e nei modi ritenuti doverosi dai giudici che si sono sin qui pronunciati».
Dopo mesi di silenzio Scarlino Energia, azienda proprietaria dell’impianto, risponde a chi, contrario al riavvio dell’inceneritore, ha commentato le ultime vicende giudiziarie relative a quella fabbrica.
Un lungo documento tecnico per precisare alcuni aspetti legati alla decisione della Corte Suprema e alla sentenza del Consiglio di Stato dell’aprile scorso, che, come tengono a ribadire i vertici aziendali, fanno riferimento entrambe all’autorizzazione concessa all’impianto dalla Provincia di Grosseto nel 2012.
Oggi in ballo però c’è il secondo documento autorizzativo formulato dalla Regione Toscana – ente competente in materia dopo la soppressione delle Province – documento che risale all’ottobre del 2015, che è nuovamente in fase di approfondimento.
A fine novembre, Scarlino Energia ha depositato agli uffici regionali delle integrazioni a seguito della sentenza del Tar del luglio scorso che in parte ha dato ragione ai Comuni di Follonica e Scarlino, e ai comitati ambientalisti, su due dei quattro punti per i quali avevano proposto un ricorso nei confronti appunto dell’ultima Via (Valutazione d’impatto ambientale) rilasciata dalla Regione nel 2015. Un intreccio di sentenze, casi ancora aperti (a inizio dicembre i Comuni di Follonica e Scarlino si sono nuovamente rivolte ai giudici del Consiglio di Stato per annullare la decisione del Tar nella parte in cui non ha accolto il ricorso), nuove autorizzazioni, conferenze dei servizi alle porte e centinaia di pagine di documenti e controdeduzioni. Una vicenda complicata che si snoda tra le aule di tribunale e gli uffici tecnici regionali. La versione di Scarlino Energia in merito alla sentenza della Cassazione e a quella del Consiglio di Stato dell’aprile scorso è semplice: quelle decisioni riguardano la vecchia autorizzazione concessa nel 2012 dalla Provincia di Grosseto, autorizzazione annullata dal Consiglio di Stato nel 2015, poi però sostituita nello stesso anno dal nuovo benestare della Regione Toscana. «Entrambe le pronunce concernono, sotto diversi profili, la medesima sentenza del Consiglio di Stato numero 163 del 2015– dicono dalla società – È bene precisare che le suddette pronunce contribuiscono senz’altro a definire quella vicenda amministrativa e giurisdizionale ma che, a differenza di quanto da taluno strumentalmente sostenuto, non implicano in alcun modo preclusioni di principio al proseguimento dell’iniziativa, ovviamente nelle forme e nei modi ritenuti doverosi dai giudici che si sono sin qui pronunciati».
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