Il Tirreno

Grosseto

Dividendi del Fiora spa «Così sono utilizzati male»

di Gabriele Baldanzi
Dividendi del Fiora spa «Così sono utilizzati male»

Claudio Ceroni, ex presidente dell’Acquedotto, scrive al segretario provinciale Pd «Invita i sindaci a destinare i guadagni per garantire il futuro della risorsa idrica»

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GROSSETO. Claudio Ceroni è stato per otto anni presidente di Acquedotto del Fiora spa. Uomo del Pd e manager prestato alla politica, conosce bene i conti della società e i bisogni del territorio. La notizia dei quattro milioni di dividendi del Fiora distribuiti ai Comuni e già dispersi in mille rivoli non lo convince. E così ha scritto una lettera al segretario Dem, Gesuè Ariganello, per spiegargli cosa, a suo avviso, dovrebbe chiedere il Partito democratico ai suoi sindaci.

«Non voglio alimentare polemiche ma essere costruttivo – precisa subito Ceroni – mi auguro quindi di ottenere una risposta e una presa di posizione convinta. Accetto di parlarne sul giornale perché forse non tutti hanno capito cosa sta succedendo. La parte dei dividendi distribuita a fine 2017 rappresenta solo la decima porzione di una cifra accantonata a riserva, ma che entro la fine del 2026 sarà destinata in quota ai comuni nella loro veste di soci pubblici. Si tratta di circa trenta milioni di euro, forse di più, rispetto ai quali deve essere aperto un confronto sulla destinazione. Ricordo la scelta coraggiosa compiuta agli inizi degli anni 2000 da amministratori comunali, lasciatemi dire illuminati, che superando divisioni di parte politica e di territorio trasformarono un servizio comunale in una attività a livello industriale. Torniamo a quella mentalità».

All’epoca, lo ricordiamo, Alessandro Antichi era il sindaco di Grosseto, Luca Sani amministrava Massa Marittima, Marzio Scheggi Cinigiano, Leonardo Marras Roccastrada e Rolando di Vincenzo Orbetello. Con Maurizio Cenni, allora sindaco di Siena, la politica comprese che l’organizzazione del servizio idrico era un’importante variabile socio-economica e si doveva adeguarla alle esigenze della collettività.

«Scegliemmo il sistema misto pubblico-privato a maggioranza pubblica – racconta Ceroni – con Acea come partner industriale. A mio avviso è stata una scelta felice. Negli anni Acea ha messo a disposizione risorse finanziarie e umane in grado di garantire quelle capacità manageriali necessarie ad assicurare ad Acquedotto del Fiora una rilevante capacita produttiva; parlo di progetti e realizzazioni».

Nel corso degli anni – lo ricorda ancora Ceroni – gli investimenti hanno superato i trecento milioni di euro migliorando la continuità del servizio, la qualità dell’acqua, la tutela ambientale. Oggi viene depurato quasi il novanta per cento delle acque di fognatura, con un conto economico che per i soci produce utili e dividendi.

«Questo percorso virtuoso deve continuare – prosegue l’ex presidente – Acquedotto del Fiora sta confermando nei fatti di svolgere bene il suo ruolo, controllando i costi di gestione e realizzando un ingente piano di investimenti. Altrettanta virtù, però, deve essere messa in campo dai Comuni soci riguardo alle strategie di investimento dalle quali dipendono i miglioramenti infrastrutturali».

Ceroni esemplifica: «Gli scenari futuri della gestione dell’acqua saranno sempre più influenzati dai mutamenti climatici, di cui già oggi si avvertono le conseguenze. Le autobotti riforniscono i depositi di alcuni comuni anche in pieno inverno e le attività agricole riducono la produttività per l’impossibilità di irrigare. Tutto questo dimostra che il sistema è debole e che è inammissibile che il territorio grossetano debba stare con il fiato sospeso per situazioni che a volte lo minacciano per siccità, altre per rischio di alluvione».

E in questo quadro, secondo Ceroni, è «impensabile, inconcepibile che i dividendi distribuiti da Acquedotto del Fiora ai soci pubblici possano avere destinazioni diverse da quella del miglioramento infrastrutturale e della qualità del servizio reso ai cittadini».

Al segretario del Pd Ariganello Ceroni offre l’assist per posizionare il Pd, che fino a oggi, nel dibattito, è rimasto assente. «È indispensabile che la politica concretizzi un’azione di coordinamento dei Comuni, per evitare la scomposizione delle risorse finanziarie, quest’anno destinate ad attività finalizzate solo al consenso elettorale momentaneo».

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