Il Tirreno

Grosseto

Apre “Villa Gloria”, casa di riposo e aria familiare

di Francesca Ferri
Villa Gloria (foto Agenzia Bf)
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Villa Gloria (foto Agenzia Bf)

Al Casalone la prima struttura privata in città. Si inaugura il 2 gennaio, ospiterà 32 persone

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GROSSETO. Ingresso, giardino, reception, design. Tutto odora di nuovo, dalle pareti pastello ai piumini azzurri sui letti, tutti in piuma d’oca. Ci sono cucina, lavanderia, saletta per parrucchiera e pedicure/manicure, palestra, lavanderia. Ogni camera ha il suo bagno, la sua tv. Le foto alle pareti e l’albero di Natale danno un tocco di colore acceso.

Sembra un hotel, e sarebbe un complimento se non fosse per quel calore familiare che si respira conoscendo il suo ideatore e che rende questo posto molto di più di hotel. Lo fa assomigliare a una casa.

È “Villa Gloria”, in via Davide Lazzeretti 34, una casa di riposo e rsa, la prima privata a Grosseto (in attesa di accreditamento con la Regione) che finalmente, dopo un anno di lavori e burocrazia, apre i battenti il 2 gennaio e sarà la terza struttura in città, oltre alla casa di riposo Ferrucci e alla rsa a Villa Pizzetti, entrambe pubbliche.

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La struttura ospiterà a regime 32 persone: metà al pian terreno, nella casa di riposo, destinata agli anziani autosufficienti, e metà al primo piano, nella rsa, per chi ha bisogno di assistenza. I parenti possono venire in qualunque momento a far visita. Sempre che il nonno o la nonna non siano impegnati a fare ginnastica o a farsi fare una messa in piega.

Ideatore della struttura è Massimo Vannozzi, 61, informatico, presidente del comitato di quartiere del Casalone, che con la moglie Gloria Bartolozzi, il cui nome ha battezzato la struttura, e il figlio Gioele, farmacista, ha deciso di mettere a disposizione un proprio immobile (che in passato ha ospitato l’Aci) per farne una casa di riposo e rsa privata ma dalla valenza pubblica.

Una srl, un impegno economico importante, un iter burocratico elefantiaco: un’impresa ardua, che solo una molla potente poteva innescare. Quella molla, per Vannozzi, sono stati i 23 anni passati ad accudire in casa la mamma malata. «Anni senza mai un viaggio, senza potersi allontanare. Quando mia madre è morta – dice Vannozzi – dopo due giorni io e mia moglie sapevamo già cosa fare: realizzare un luogo come questo, per mettere la nostra esperienza a disposizione e creare una struttura che avesse tutti i requisiti necessari per assistere al meglio gli anziani e il calore di una casa e la professionalità». E qualcosa di più.

«Le camere da letto sono 19 metri quadrati, più ampie rispetto a quanto chiede la Regione – spiega Vannozzi – e così i bagni, che misurano 6,2 metri quadrati, quando ne sarebbero richiesti 4. Ma per noi conta la comodità». I letti, in legno, nascondo una tecnologia tedesca che li rende funzionali – sono tutti ortopedici telecomandati – ma senza quell’aspetto da ospedale. E così le due sale da pranzo, una per piano, ciascuna con tv e credenza. «Ogni stanza ha poi la filodiffusione – spiega Vannozzi – e la temperatura regolabile».

L’assistenza infermieristica è garantita da due infermieri fissi. C’è poi un ambulatorio dove gli ospiti possono essere visitati, anche dal loro medico, e dove sono custoditi i medicinali. Ci sono poi ulteriori bagni, oltre a quelli in camera, per chi ha bisogno di una mano a lavarsi.

Colazioni, merende e spuntini vengono cucinati qui. «Per i pasti principali al momento ci affidiamo a un catering, poi vedremo», dice Vannozzi.

Anche le pulizie e la lavanderia per lenzuoli e asciugamani sono appaltate a ditte esterne certificate, mentre la biancheria personale viene lavata qui.

Completano il quadro ascensore, montalettighe e montavivande. A regime qui lavoreranno 10, 12 persone. E ci sono già alcune prenotazioni.

Subito dopo l’apertura partirà poi la domanda alla Società della salute per iniziare l’accredito per avere posti in convenzione. Una volta accettata, la Regione potrà partecipare a una parte della spesa sostenuta dalle famiglie per pagare la retta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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