Il presidio
La difesa chiede di assolvere le maestre
di Francesca Ferri
Ieri in tribunale le requisitorie per le quattro educatrici accusate di maltrattamenti sui bambini. Il 18 gennaio la sentenza
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GROSSETO. Hanno chiesto l’assoluzione per le loro assistite e, nel caso dei sette episodi ripresi dalle telecamere nascoste, la derubricazione ad abuso di mezzi di correzione, gli avvocati delle quattro maestre dell’asilo grossetano accusate di maltrattamenti sui bambini che frequentavano la struttura. Ma si dovrà aspettare fino al 18 gennaio per la sentenza.
Il giudice Marco Mezzaluna ha così deciso ieri mattina al tribunale di Grosseto dopo aver ascoltato la requisitoria delle ultime due parti civili (avvocati Alfredo Bragagni e Tommaso Carletti) e quelle degli avvocati difensori.
Il giorno prima era stato il turno del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, che per l’accusa di maltrattamenti ha chiesto 2 anni di carcere per la titolare dell’asilo, Azzurra Marzocchi, e per la socia Manuela Seggiani, e un anno e mezzo, sempre per maltrattamenti, per le educatrici Costanza Mori e Alessia Berti. Richiesta di assoluzione, invece, per tutte e quattro dall’accusa di abbandono di minori, perché non c’è la prova.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra dicembre 2013 e aprile 2016 e coinvolgono bambini che all’epoca avevano dai 12 ai 24 mesi.
La polizia di Stato, che ha condotto le indagini, aveva installato anche telecamere nascoste che avevano immortalato diverse scene del cosiddetto “metodo azzurriano”.
Un metodo che, secondo la difesa, non avrebbe niente a che vedere con i maltrattamenti. Per questo ieri gli avvocati Carlo Valle e Angela Porcelli, difensori di Berti e Mori, hanno chiesto l’assoluzione delle loro assistite. E così hanno ripetuto subito dopo gli avvocati Diego Innocenti e Riccardo Lottini per Marzocchi. In particolare per la titolare dell’asilo i difensori hanno chiesto l’assoluzione per tutti gli episodi contestati del 2013-2014 e 2014-2015, tranne i sette episodi ripresi dalle telecamere. Per questi ultimi la difesa ha chiesto la derubricazione ad abuso di mezzi di correzione.
A seguire ha parlato l’avvocato Roberto Cerboni per Seggiani, chiedendo anch’egli l’assoluzione per la sua assistita perché, secondo la difesa, dalla visione dei video le vicende contestate sarebbero fortemente ridimensionate.
In generale, la difesa ha sostenuto davanti al giudice che, nonostante gli episodi contestati, non si sarebbe incrinato il rapporto educativo tra maestre e bambini.
Un punto sul quale, va da sé, la Procura e le parti civili la vedono all’opposto. Giovedì il sostituto procuratore Coniglio ha parlato di «comportamenti riconducibili ad abusi, diffusi e gravi», mentre i genitori, assistiti dai legali Alessandro Antichi, Federica Ambrogi, Riccardo Boccini, Roberto Burzi, Sergio Frediani, Giada Isidori ed Elisabetta Teodosio e i già citati Bragagni e Galletti, chiedono risarcimenti e il riconoscimento delle responsabilità, lamentando anche la mancanza di scuse o di pentimento.
Un argomento, questo, sul quale ieri l’avvocato Innocenti ha obiettato, dicendo – per quanto riguarda la sua assistita – che già durante l’interrogatorio aveva espresso dispiacere per «comportamenti inadeguati».
L’udienza si è chiusa intorno alle 12.30, senza che ci fosse tempo per le repliche delle parti civili. Per questo il giudice Mezzaluna ha deciso di fissare una nuova udienza il prossimo 18 gennaio. Poi la sentenza.
Il processo si svolge con rito abbreviato che prevede che in caso di condanna le pene siano ridotte di un terzo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il giudice Marco Mezzaluna ha così deciso ieri mattina al tribunale di Grosseto dopo aver ascoltato la requisitoria delle ultime due parti civili (avvocati Alfredo Bragagni e Tommaso Carletti) e quelle degli avvocati difensori.
Il giorno prima era stato il turno del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, che per l’accusa di maltrattamenti ha chiesto 2 anni di carcere per la titolare dell’asilo, Azzurra Marzocchi, e per la socia Manuela Seggiani, e un anno e mezzo, sempre per maltrattamenti, per le educatrici Costanza Mori e Alessia Berti. Richiesta di assoluzione, invece, per tutte e quattro dall’accusa di abbandono di minori, perché non c’è la prova.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra dicembre 2013 e aprile 2016 e coinvolgono bambini che all’epoca avevano dai 12 ai 24 mesi.
La polizia di Stato, che ha condotto le indagini, aveva installato anche telecamere nascoste che avevano immortalato diverse scene del cosiddetto “metodo azzurriano”.
Un metodo che, secondo la difesa, non avrebbe niente a che vedere con i maltrattamenti. Per questo ieri gli avvocati Carlo Valle e Angela Porcelli, difensori di Berti e Mori, hanno chiesto l’assoluzione delle loro assistite. E così hanno ripetuto subito dopo gli avvocati Diego Innocenti e Riccardo Lottini per Marzocchi. In particolare per la titolare dell’asilo i difensori hanno chiesto l’assoluzione per tutti gli episodi contestati del 2013-2014 e 2014-2015, tranne i sette episodi ripresi dalle telecamere. Per questi ultimi la difesa ha chiesto la derubricazione ad abuso di mezzi di correzione.
A seguire ha parlato l’avvocato Roberto Cerboni per Seggiani, chiedendo anch’egli l’assoluzione per la sua assistita perché, secondo la difesa, dalla visione dei video le vicende contestate sarebbero fortemente ridimensionate.
In generale, la difesa ha sostenuto davanti al giudice che, nonostante gli episodi contestati, non si sarebbe incrinato il rapporto educativo tra maestre e bambini.
Un punto sul quale, va da sé, la Procura e le parti civili la vedono all’opposto. Giovedì il sostituto procuratore Coniglio ha parlato di «comportamenti riconducibili ad abusi, diffusi e gravi», mentre i genitori, assistiti dai legali Alessandro Antichi, Federica Ambrogi, Riccardo Boccini, Roberto Burzi, Sergio Frediani, Giada Isidori ed Elisabetta Teodosio e i già citati Bragagni e Galletti, chiedono risarcimenti e il riconoscimento delle responsabilità, lamentando anche la mancanza di scuse o di pentimento.
Un argomento, questo, sul quale ieri l’avvocato Innocenti ha obiettato, dicendo – per quanto riguarda la sua assistita – che già durante l’interrogatorio aveva espresso dispiacere per «comportamenti inadeguati».
L’udienza si è chiusa intorno alle 12.30, senza che ci fosse tempo per le repliche delle parti civili. Per questo il giudice Mezzaluna ha deciso di fissare una nuova udienza il prossimo 18 gennaio. Poi la sentenza.
Il processo si svolge con rito abbreviato che prevede che in caso di condanna le pene siano ridotte di un terzo.
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