Il Tirreno

Grosseto

Subito una proposta Un ponte “volante” per ricucire le Mura

di Gabriele Baldanzi
Subito una proposta Un ponte “volante” per ricucire le Mura

Al lancio dell’iniziativa per il recupero dei luoghi della socialità l’appello di Alessandro Capitani, presidente dell’Istituzione

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GROSSETO. C’è una città che ha voglia di riconoscere, di reidentificarsi con luoghi che nel tempo hanno cambiato, o perduto, la loro funzione. Il Cantiere d’Arte Pubblica (Cap58100) di Fondazione Grosseto Cultura, allestito dal direttore di Clarisse Arte Mauro Papa in piena sintonia col presidente di Fondazione, Giovanni Tombari, offre uno spunto per riuscire in questa operazione: “Piazze N(u)ove”, un progetto sperimentale di laboratorio partecipato che intende accendere i riflettori sulle piazze cittadine. Con l’obiettivo di contribuire al recupero delle piazze stesse, o addirittura a inventarne di nuove, attraverso non tanto e non solo la manutenzione, ma soprattutto sollecitando la frequentazione, lo sviluppo della vita (culturale, sociale, economica) e delle buone pratiche dell’abitare.

Giovedì scorso alle Clarisse, cittadini, esperti, amministratori, ordini professionali, istituzioni, scuole e soprintendenze hanno partecipato al lancio dell’iniziativa, che si dispiegherà in nove appuntamenti a cadenza quindicinale nei primi cinque mesi del 2018 e che vedrà la partnership operativa del Tirreno. E subito l’argomento si è rivelato di grandissimo interesse collettivo: interventi a raffica, confronto serrato e prime proposte.

La più “sorprendente” – capace certamente di accendere un ampio dibattito già nei prossimi giorni – è arrivata dal presidente dell’Istituzione Mura, Alessandro Capitani. Non una presenza casuale, la sua. Tra le otto “piazze” che finiranno sotto la lente del percorso di lezioni e incontri aperti ce n’è infatti anche una (scelta dalla stessa Istituzione) tutta da costruire, proprio sulle Mura medicee: il Bastione della Rimembranza. Un luogo – ha ricordato Capitani – oggi non in buona salute eppure carissimo alla memoria sociale dei grossetani. Una memoria ancora oggi “ferita” dalla decisione di epoca fascista che spezzò l’anello murario sopravvissuto ai secoli per aprire il varco dalla piazza delle Poste (piazza Rosselli) al corso Carducci. «Mi rendo conto che potrà sembrare un’idea impossibile, ma nel mio ruolo di presidente dell’Istituzione – annuncia Capitani – mi impegnerò per “richiudere” l’anello delle Mura».

Ovviamente, precisa, non con un “falso storico”, ovverosia la ricostruzione posticcia del pezzo mancante; ma con una soluzione architettonica ad hoc, collegando “on air” l’interruzione all’altezza di Porta Nuova, tra le terrazze che sovrastano la farmacia Billi e il negozio Tiger. «Non sono un architetto, né un ingegnere, ma credo che una soluzione sia possibile trovarla. I venti metri di interruzione all’altezza di Porta Nuova impediscono di circolare sulle Mura, di fruirle a pieno. L’anno prossimo verrà realizzato e concluso un ponte leggero sull’Ombrone… credo che si possa pensare e costruire qualcosa di simile anche all’ingresso principale di Corso Carducci facendone, magari, un simbolo della nuova Grosseto. Vorrei sottoporre questa idea ai miei concittadini, ai tecnici, agli amministratori», questi ultimi rappresentati peraltro in platea dall’assessore al commercio Riccardo Ginanneschi.

Una proposta fondata sul bisogno di “riconquista sociale” delle Mura: «Concordo – dice Capitani – sul fatto che le telecamere per “difendere” luoghi pubblici e monumenti siano un deterrente debole. Credo invece nelle relazioni umane e ringrazio per questo ciclo di incontri che si concluderà con un progetto condiviso su cui ricercare finanziamenti. Il tema Mura ritengo che sarà centrale nei dibattiti a cui assisteremo. Noi stiamo facendo qualcosa di simile avvalendoci del sito web del Comune, dove i grossetani possono esprimere le proprie idee attraverso uno specifico questionario».

Insomma, ancor prima di cominciare “Piazze N(u)ove” già getta i semi della discussione. Che si annuncia molto fertile anche su un altro tema inedito, quello dei centri commerciali: “non luoghi”, come si dice spesso, o possibili piazze del presente e del futuro? Alla questione, che subito ha suscitato forte interesse, sarà dedicata una tappa del percorso, all’Aurelia Antica, che ha accolto con entusiasmo questa piccola-grande sfida sostenendo il progetto.

«Abbiamo un’eredità culturale – ha detto Giovanni Tombari – e dobbiamo integrarla con una nuova idea della comunità allargata agli ascendenti, ai venturi, ai venuti, oltre che ai presenti. Noi vorremmo che chi partecipa a questo percorso si sentisse a casa, si riconoscesse come parte di quella cultura e di quelle tradizioni che hanno informato di sé i luoghi, dando loro specificità, simbolicità, località, qualità. Un’operazione così, fatta oggi, nell'epoca della globalizzazione, con l’imperante tendenza a rendere somiglianti persone e luoghi del mondo, ha dei rischi. Ma vale la pena di correrli».

Per chi, come ha detto Mauro Papa citando Werner Herzog, crede davvero che la capacità di immaginare il futuro sia necessaria quanto quella di custodire la memoria, l’appuntamento è dal 15 gennaio 2018 a Clarisse Arte. Tutti invitati.



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