Il Tirreno

Grosseto

La guerra delle fioraie per restare in piazza

di Francesca Ferri
La guerra delle fioraie per restare in piazza

Il Comune dimezza l’orario del mercato natalizio e cambia i posti. Mamma e figlia: «Una mancanza di rispetto per chi lavora»

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GROSSETO. «Non si possono cambiare le regole all’ultimo minuto. Non si possono prendere decisioni che riguardano gli ambulanti senza consultare gli ambulanti. E non si possono tacciare persone che lavorano da una vita, e che si alzano la mattina alle 5, di essere categorie inferiori. È una totale mancanza di rispetto».

Tona Susanna Giustarini, fioraia ambulante dal 1972, titolare di uno degli otto banchi di fiori di piazza de’ Maria, che una decina di giorni fa, insieme ad altri 179 banchi del mercato (sono 187 in tutto), il Comune di Grosseto ha deciso improvvisamente di spostare dalla postazione che occupano da circa vent’anni, nella parte rialzata della piazza.

Tuona contro l’amministrazione comunale e contro il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che ha deciso di dimezzare l’orario del mercato in modo da liberare i parcheggi vicini al centro storico, su richiesta dei commercianti che hanno negozi proprio in centro. Tuona e non si dà per vinta. «Domattina (stamani) – dice – io ci sarò e sarò al mio solito posto, anche perché a me il Comune non ha comunicato niente a livello ufficiale», spiega.

Questa mattina di dicembre si annuncia insomma caldissima dal punto di vista dello scontro ambulanti-Comune. L’appuntamento è alle 7.30 in piazza per procedere, alle 7.45, alle nuove assegnazioni delle postazioni.

La signora Giustarini, e la figlia Cristina Semplici, che ha anche lei un banco di fiori, non mollano. E spiegano le loro ragioni, che sono più d’una.

«Quella dove c’è il nostro banco è sempre stata la piazza dei fiori – spiega Susanna – e se i miei clienti vengono e non mi ci trovano, pensano che non sono presente al mercato e vanno da un’altra parte. Quindi io ho un danno economico». Che non è l’unico.

«L’ordine per i fiori di Natale viene fatto con molto anticipo – spiega la figlia Cristina –. Per me le cose sono più semplici: vendo fiori finti, quindi al limite non devo buttare tutto quel che non vendo. Ma mia madre, che l’ordine l’ha fatto ad agosto e ha speso circa 8-9mila euro, se non vende questi fiori ora, non può certo venderli il prossimo anno, perché sono merce deteriorabile». Né si può pensare di vendere stelle di Natale in primavera.

«Oltre a spostarci, poi, ci vogliono dimezzare l’orario – dice la signora Giustarini – nonostante abbiamo una concessione decennale che ci garantisce di poter restare aperti tutto il giorno e ci assegna un posto preciso, che secondo il regolamento comunale non si può cambiare. Insomma, siamo becchi e bastonati».

La signora si sente offesa. «In un’intervista – dice – il sindaco ha detto che apparteniamo a categorie inferiori e che lui ha parlato solo con quelle superiori. A me non va bene che lui mi consideri una sottocategoria».

Il riferimento è a un’intervista televisiva in cui Vivarelli Colonna spiega di essersi rapportato con Ascom Confcommercio, Confesercenti e Centro commerciale naturale e non con le associazioni di categoria Fiva (Federazione italiana venditori ambulanti) di Confcommercio e Anva (Associazione nazionale venditori ambulanti) di Confesercenti, definendo queste ultime «sottocategorie» e «sottosezioni».

«Faccio presente che Fiva e Anva sono associazioni nazionali – sbotta Giustarini – mentre il Ccn è solo una manciata di commercianti del centro storico, a fronte di circa 200 commercianti ambulanti che siamo noi. È come se io dicessi che il giovedì, visto che sono presente al mercato, i negozi fissi mi danno noia e devono restare tutti chiusi. È una totale mancanza di rispetto».

La signora Giustarini su un punto è d’accordo: «Sì, il mercato va riorganizzato, i “buchi” di banchi assenti sono brutti – dice –. Ma queste cose si fanno con largo anticipo, a gennaio, mettendosi tutti intorno a un tavolo, soprattutto chi lavora al mercato, per trovare la soluzione migliore per commercianti e ambulanti. Io sono stata consigliera Anva e so come funzionano le cose. Non funzionano così. Domattina (stamani) mi rimetterò al mio posto e non mi muovo, e se il sindaco vuol venire gli spiego perché. Mi dispiace che si sia comportato così, lo reputavo più aperto. Questa non è democrazia».

E se il messaggio non bastasse, le due fioraie sono pronte a farsi sentire anche in un’aula di tribunale. «Siamo pronte a fare ricorso al Tar», annuncia Cristina Semplici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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