Il presidio
Dal nibbio reale al capovaccaio Un territorio pioniere nella tutela
di RICCARDO NARDI*
Storicamente la Maremma era ricchissima di fauna. L’ornitologo Savi, attorno al 1830, ci descrive questi luoghi come «…coperti da boschi foltissimi, da estese lagune, da montagne elevate e sassose...
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Storicamente la Maremma era ricchissima di fauna. L’ornitologo Savi, attorno al 1830, ci descrive questi luoghi come «…coperti da boschi foltissimi, da estese lagune, da montagne elevate e sassose dove oltre al cinghiale al capriolo e al lupo gli uccelli erano abbondantissimi». Da allora la situazione è andata però peggiorando. Alcune specie sono scomparse e altre sono al bordo dell’estinzione. Ma in molte regioni italiane da una ventina di anni stiamo assistendo a positivi tentativi di reintroduzioni di avvoltoi nelle Alpi coinvolgendo quasi un migliaio esperti, volontari e appassionati spagnoli, francesi, svizzeri, austriaci. Uno sforzo organizzativo e finanziario notevole che ha permesso ai cieli alpini di arricchirsi del volo di centinaia di avvoltoi che si cibano solo di carcasse e ossa svolgendo un importante ruolo sanitario.
Ma la Provincia di Grosseto non è rimasta a guardare e grazie ad essa da una trentina d’anni, in concomitanza con la creazione di una serie di riserve e parchi regionali, vuoi per la presenza di strutture gestite dal Wwf, vuoi per la presenza di funzionari e dirigenti sensibili alle tematiche ambientali, abbiamo assistito a un nuovo e positivo interesse verso la natura in generale e i rapaci in particolare.
Abbiamo così iniziato una quarantina di anni fa la protezione dell’albanella minore che spesso nidificava sul terreno in campi coltivati. Era necessaria una collaborazione con gli agricoltori perché non falciassero il nido con i pulcini. “Non mietere un amico” era lo slogan della campagna che prevedeva un piccolo indennizzo per lasciare un piccolo tratto non falciato. Questa prima campagna ebbe il merito di avvicinare il mondo ambientalista e quello agricolo stabilendo una positiva intesa.
Altro progetto, ancora non concluso, è quello sulla reintroduzione del più piccolo dei nostri avvoltoi, il capovaccaio sicuramente nidificante in Maremma, ad esempio a Punta Avoltore. Il progetto ha avuto il grande privilegio di ottenere la riproduzione in cattività di una specie difficile e sensibile al disturbo. Oltre tutto non si riesce a riconoscere facilmente il maschio dalla femmina. Nonostante la liberazione di oltre dieci giovani, la specie stenta a decollare.
Due specie oggetto di reintroduzione sono il falco pescatore nel Parco della Maremma e il nibbio reale nella Valle dell’Albegna, entrambe accomunate dalla presenza di coppie nidificanti in Corsica e nel nord Europa da cui è stato possibile prelevare l’ultimo pulcino nato, destinato spesso a soccombere.
Ultimo della lista, ma primo per rarità, è il falco lanario di cui sopravvivono in Italia, e solo in Italia, pochissime coppie di cui solo una nel Grossetano. Fino a pochi anni fa ce n’erano cinque. In Toscana si è costituito un gruppo di ornitologi con lo scopo di capire come mai stia scomparendo e controllare i pochi nidi occupati per prevenire furti di uova o pulcini destinati alla falconeria dei paesi arabi dove un lanario viene pagato anche 30mila dollari.
*Abitante di Roccalbegna
Ma la Provincia di Grosseto non è rimasta a guardare e grazie ad essa da una trentina d’anni, in concomitanza con la creazione di una serie di riserve e parchi regionali, vuoi per la presenza di strutture gestite dal Wwf, vuoi per la presenza di funzionari e dirigenti sensibili alle tematiche ambientali, abbiamo assistito a un nuovo e positivo interesse verso la natura in generale e i rapaci in particolare.
Abbiamo così iniziato una quarantina di anni fa la protezione dell’albanella minore che spesso nidificava sul terreno in campi coltivati. Era necessaria una collaborazione con gli agricoltori perché non falciassero il nido con i pulcini. “Non mietere un amico” era lo slogan della campagna che prevedeva un piccolo indennizzo per lasciare un piccolo tratto non falciato. Questa prima campagna ebbe il merito di avvicinare il mondo ambientalista e quello agricolo stabilendo una positiva intesa.
Altro progetto, ancora non concluso, è quello sulla reintroduzione del più piccolo dei nostri avvoltoi, il capovaccaio sicuramente nidificante in Maremma, ad esempio a Punta Avoltore. Il progetto ha avuto il grande privilegio di ottenere la riproduzione in cattività di una specie difficile e sensibile al disturbo. Oltre tutto non si riesce a riconoscere facilmente il maschio dalla femmina. Nonostante la liberazione di oltre dieci giovani, la specie stenta a decollare.
Due specie oggetto di reintroduzione sono il falco pescatore nel Parco della Maremma e il nibbio reale nella Valle dell’Albegna, entrambe accomunate dalla presenza di coppie nidificanti in Corsica e nel nord Europa da cui è stato possibile prelevare l’ultimo pulcino nato, destinato spesso a soccombere.
Ultimo della lista, ma primo per rarità, è il falco lanario di cui sopravvivono in Italia, e solo in Italia, pochissime coppie di cui solo una nel Grossetano. Fino a pochi anni fa ce n’erano cinque. In Toscana si è costituito un gruppo di ornitologi con lo scopo di capire come mai stia scomparendo e controllare i pochi nidi occupati per prevenire furti di uova o pulcini destinati alla falconeria dei paesi arabi dove un lanario viene pagato anche 30mila dollari.
*Abitante di Roccalbegna
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