Il presidio
Una vita per la scuola: addio alla prof Fuso
Per trent’anni docente alle medie e nei licei, si spegne a 93 anni. Il funerale lunedì a San Francesco
GROSSETO. Una smisurata passione per la cultura, sotto tutte le sue forme, coltivata fino all’ultimo: sia per accrescimento personale, sia per la crescita dei suoi allievi. Una passione altrettanto enorme per i figli e per i nipoti.
Due tratti caratteristici, ma certamente non gli unici, di Vincenza Arachi Fuso, morta ieri mattina all’età di 93 anni (ne avrebbe compiuti 94 fra poco più di un mese), già insegnante di materie letterarie.
Originaria di Corigliano d’Otranto (Lecce), era arrivata a metà degli anni Cinquanta a Grosseto: la professoressa aveva insegnato alle scuole medie, al liceo Classico, al Magistrale, allo Scientifico e poi di nuovo al Magistrale.
Trenta anni in cui aveva trasmesso agli studenti l’amore per il greco, per il latino e per l’italiano, incoraggiandoli a sviluppare i propri interessi e le proprie attitudini; e seguendoli nella maturazione anche personale.
Trenta anni in cui aveva conciliato il mestiere di insegnante con quello altrettanto impegnativo, se non di più, di mamma.
Una preparazione ferrea, alimentata continuamente, anche dopo il pensionamento, accompagnata dal gusto per la battuta e per l’ironia, spesso condivise anche durante le lezioni.
Una memoria d’acciaio e una mente che si è conservata lucida fino a questi giorni, anche quando il fisico aveva iniziato ad abbandonarla.
Chi le è stata accanto fino all’ultimo racconta che poco tempo fa – nel cuore della notte – si era destata per sfogliare un’antologia, presa dallo scaffale della libreria piena zeppa di testi, posta in cucina, luogo d’elezione per le sue giornate.
Sia quelle trascorse da sola, tra le pareti affollate delle immagini dei nipoti e dei figli (la professoressa era rimasta vedova molti anni fa – si era sposata nel 1953 con Luigi), sia quelle nelle quali si era reso necessario affiancarle una forma di assistenza, negli ultimi tempi.
Perché fino a pochi mesi fa la signora Enza riusciva ad andare a fare la spesa da sola, prendendosi tutto il tempo che le era necessario per fare ciò che voleva fare. E una volta a casa, di nuovo un libro in mano, di nuovo un’emozione che le illuminava il viso. Ci vedeva ancora benissimo, tanto da riuscire a praticare senza difficoltà anche un’altra sua grande passione, quella per il cucito.
La mattina di sabato, quando ancora non era l’alba, la morte l’ha colta nel suo letto, a casa, in via De Pretis.
Da qui la salma è stata portata all’obitorio, dove rimarrà fino a lunedì 4 dicembre: alle 10, nella sua parrocchia, quella di San Francesco, il rito funebre.
Ai figli Alberto, Emilio, Adriano e Teodora, che le sono stati sempre vicini, ai nipoti di cui era orgogliosissima e a tutti i familiari le condoglianze della nostra redazione. (p. s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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